Il Tirreno

Grosseto

ladri scatenati 

Rubano il calice di Paolo VI Svaligiati uffici di Nomadelfia

Francesca Gori
Rubano il calice di Paolo VI Svaligiati uffici di Nomadelfia

I malviventi hanno portato via targhe e premi consegnati negli anni alla comunità Spariti anche i soldi della cassa comune: c’erano 1500 euro per le spese correnti

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Chi è entrato negli uffici della comunità di Nomadelfia probabilmente sapeva che in quella stanza c’erano targhe, premi e anche un piccolo tesoro: un calice appartenuto a Paolo VI, papa Montini e realizzato da un orafo milanese. Un dono che era stato lasciato alla comunità da monsignor Bruno Bossi che proprio a Nomadelfia aveva passato gli ultimi anni della sua vita dopo essere stato segretario del papa. I ladri sono entrati nell’edificio che ospita gli uffici della comunità nella notte tra martedì e mercoledì: soltanto il giorno dopo i nomadelfi hanno scoperto il furto, chiedendo l’intervento dei carabinieri che hanno fatto un sopralluogo.

Gli uffici sono ospitati in un edificio all’ingresso della comunità, distante dalle abitazioni. Nessuno, infatti, ha sentito rumori e nessuno si è accorto che qualcuno fosse entrato di notte là dentro. I malviventi hanno avuto tutto il tempo per mettere a soqquadro le stanze della comunità: hanno aperto anche una porta blindata, che era stata regalata a Nomadelfia e che custodiva, oltre al prezioso calice, anche le targhe e i premi che nel corso degli anni sono stati donati alla comunità. Tra questi anche il Grifone d’oro, la massima onorificenza del Comune di Grosseto.

Prima sono passati dall’ufficio del direttore, aprendo cassetti e rovistando ovunque: qui hanno trovato 1500 euro in contanti, soldi della cassa comune che servono per mandare avanti la comunità. Soldi che vengono utilizzati per le spese quotidiane degli abitanti della comunità che lo scorso maggio ha ospitato anche la visita di papa Francesco.

I ladri hanno messo sottosopra l’archivio della comunità dove vengono conservati i libri e i documenti che ripercorrono la storia di Nomadelfia. Per entrare in quella stanza hanno realizzato un foro nel muro di cemento armato.

Un furto che ha suscitato grande sdegno tra i grossetani, legatissimi alla comunità cattolica fondata da don Zeno che sulla collina tra Roselle e Batignano che accoglie le persone che scelgono di vivere nella comunità.

«Certi fatti fanno male, magari proprio qualcuno che ha usufruito dell’aiuto che queste persone danno a chiunque, ha commesso un gesto così infame, verso una comunità dove l’unica ricchezza è il grande amore per il prossimo - scrive un grossetano sul suo profilo Facebook - Sono disgustato, certi accadimenti mi danno il voltastomaco. Esseri come quelli che perpetuano certi atti, non appartengono al genere umano».

La comunità ha sporto denuncia ai carabinieri. —



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