Il Tirreno

Grosseto

In cento sfilano contro il taglio dei pini: «Sono il futuro, il Comune ci ascolti»

Francesca Ferri
In cento sfilano contro il taglio dei pini: «Sono il futuro, il Comune ci ascolti»

Da viale Mascagni al Municipio, la manifestazione scandisce slogan e chiede di poter partecipare alle scelte sulla città

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GROSSETO. È iniziata come una tranquilla passeggiata in viale Mascagni, dove il Comune ha deciso di tagliare i 52 pini. Coccarda verde al collo «Be kind, be tree», manifesti “indossati” con scritto «Gli alberi sono tutti», lettura di poesie, abbracci collettivi agli alberi sullo spartitraffico, cordone di mani strette le une alle altre intorno al parco di via Marcello Benedetto. È finita con fischietti incessanti, slogan scanditi a squarciagola fin sotto il municipio, piazza Dante occupata dalla colorata ma determinata catena umana intorno alla statua di Canapone.

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Oltre cento persone sono scese in strada ieri mattina a Grosseto, in modo pacifico ma determinato, nel corteo organizzato dal comitato Impronta verde per chiedere che il Comune fermi il taglio degli alberi in città, coinvolga gli abitanti nelle scelte sulla gestione del verde pubblico e realizzi e renda consultabile on line il piano del verde pubblico.

Il comitato, che ha già raccolto 1400 firme con la petizione on line su Change.org per chiedere “Lo stop al taglio degli alberi a Grosseto”, ha mostrato la faccia e con le sole forze dei cittadini – è un comitato apolitico – ha convito a sfilare uomini e donne, bambini e anziani nella fredda domenica mattina di ieri.

«Siamo contenti della riuscita della manifestazione – spiega Daniela Truzzi, portavoce di Impronta verde –. La petizione ha superato le 1400 firme e speriamo di raccoglierne altre con questa manifestazione. Per noi è importante che ci siano i cittadini: significa che apprezzano il valore del verde».

Le ragioni della manifestazione sono semplici. «Protestiamo contro questo taglio scellerato di piante sane – dice Daniela – perché si toglie un patrimonio che appartiene a tutti. Se un albero è pericoloso va tagliato, non c’è dubbio. Ma prima di tagliare bisogna essere certi che ce ne sia bisogno».

Per questo il comitato chiede al Comune cose molto precise, che ha scritto e inviato anche al sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna proprio ieri mattina, con l’invito di partecipare alla manifestazione (invito non raccolto). La lettera è stata inviata anche al vicesindaco Luca Agresti, all’assessore ai lavori pubblici Riccardo Megale, all’assessora all’Ambiente Simona Petrucci, al presidente di Sistema (la partecipata del Comune che ha in carico la manutenzione del verde) Alberto Paolini, al suo responsabile del verde Fabrizio Billi e alla soprintendente Archeologia, Belle arti e Paesaggio Anna Di Bene.

«Secondo noi l’identità culturale di Grosseto e della Maremma è a rischio – scrive nella lettera il comitato –. Continuando su questa strada presto sarà stravolto il paesaggio della città, unico in Italia e nostro biglietto da visita».

Il comitato teme i rischi che deriverebbero dal tagliare i pini e sostituirli con alberi più giovani, che necessariamente impiegheranno decenni prima di raggiungere la capacità dei pini di fare ombra, filtrare smog e attutire il rumore. Per questo prima di tagliare un albero reclamano una «puntuale, specifica e regolare perizia che attesti dettagliatamente il tipo di pericolosità di ogni singola pianta che l’amministrazione comunale voglia abbattere».

La prima richiesta è un Piano comunale del verde, che contenga pianificazione, progettazione, gestione, formazione di addetti, manutenzione, produzione di materiale vegetale e scelta di materiale inerte e di arredo. Ovviamente dovranno occuparsene professionisti: architetti paesaggisti, agronomi, forestali.

Secondo punto: il censimento degli alberi. Nei giorni scorsi in un’intervista al Tirreno il responsabile del verde pubblico di Sistema, Fabrizio Billi, ha spiegato che da contratto la società svolge per il Comune il censimento di 110 alberi all’anno. Per il comitato sono troppo pochi – del resto il Comune possiede circa 23mila alberi – e inoltre ai dati raccolti i cittadini chiedono che si aggiunga anche età, stato di salute e classe di rischio e che solo gli alberi in classe D (la maggiore propensione al cedimento) vengano tagliati.

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Una richiesta importante è quella di scegliere personale qualificato che applichi linee guida sulla corretta potatura, evitando le capitozzature e controllando che quando si fanno scavi per far passare tubi o altro non si danneggino le radici, per non indebolire la pianta e causarne la caduta (come è successo pochi giorni fa a un pino in via Liri). L’abbattimento, per il comitato, deve essere l’extrema ratio. Perché se è vero che gli alberi vengono sostituiti ci voglio venti-trent’anni perché un alberello diventi una pianta adulta.

Ultima, ma altrettanto importante, la partecipazione dei cittadini. Il comitato chiede un tavolo permanente a cui sedere per stabilire un rapporto di fiducia e ascolto tra Comune e cittadinanza. 

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