La manifestazione
Bidello molestò una bambina, la sentenza ora è definitiva
La Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso dopo la condanna confermata in appello: 2 anni e interdizione dal servizio con minori
GROSSETO. È diventata definitiva la condanna del bidello accusato di aver baciato più volte una bambina di sette anni nei locali della scuola.
La settima sezione della Corte di cassazione ha respinto, ritenendolo inammissibile, il ricorso presentato dopo la sentenza della Corte di appello di Firenze, seconda sezione, che nell’ottobre 2017 aveva confermato la condanna a 2 anni emessa dal Tribunale di Grosseto nel giugno 2012. Dunque condanna confermata, anche nella parte che prevede l’interdizione in perpetuo da qualsiasi ufficio attinente a tutela e curatela nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente dai minori. I giudici del collegio di Grosseto avevano stabilito anche che alle parti civili (i genitori e la figlia – parte civile con l’avvocato Romano Lombardi) dovessero andare 8. 000 euro di risarcimento.
L’uomo, oggi poco meno che sessantenne, era stato spostato già all’epoca ad altro incarico ed è ancora in servizio. Adesso potrà iniziare il procedimento disciplinare, rimasto congelato per effetto del giudizio in corso. Congelato per quasi dodici anni, dal momento che i fatti oggetto della contestazione risalivano al periodo 2006-2007.
Nell’ultimo giudizio non è stato affrontato alcun tema di merito. La ricostruzione è quella che i primi due gradi di giudizio hanno cristallizzato negli atti. La bambina era stata riconosciuta pienamente attendibile dalla perizia effettuata nel corso dell’incidente probatorio. Lo specialista aveva qualificato come “punto di rottura” il motivo per il quale la ragazzina aveva deciso di parlare con i genitori, chiedendo ingenuamente se era normale il comportamento di quello che lei considerava come un amico. I genitori avevano scritto al dirigente scolastico. Al bidello capitava di rimanere spesso da solo con la bimba perché quest’ultima arrivava spesso all’ultimo minuto: quando lasciava il giacchetto, il bidello le dava baci sulla bocca. Una delle maestre aveva parlato con la bimba e questa le aveva anche detto che il bidello l’aveva invitata a mostrargli le mutandine perché voleva vedere di che colore erano mentre erano in bagno. Rassicurata dalle maestre sul fatto che queste ultime non avrebbero parlato degli episodi con nessuno, la ragazzina aveva vissuto con serenità i momenti successivi, nonostante il senso di vergogna provato, continuando a frequentare quella scuola. Non era passata la linea difensiva, che aveva sottolineato la personalità giocosa e niente affatto maliziosa dell’uomo, estranea a qualsiasi pulsione di carattere sessuale, che aveva individuato la contradditorietà di quanto emerso all’epoca dell’incidente probatorio, quando il perito aveva introdotto la possibilità che la minore avesse frainteso i fatti che hanno costituito il corpo dell’imputazione. — P.S.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google