Sicurezza
Terreni nella Diaccia l’asta va deserta
Nessuna offerta per l’acquisto di porzioni della Riserva Lettera di Scola alla Provincia: «Prorogate i termini»
grosseto. Non sono arrivate offerte per l’avviso di alienazioni di terreni in località il Padule – all’interno della Diaccia Botrona, versante grossetano – pubblicato dalla Provincia di Grosseto.
Intanto Michele Scola, presidente della sezione Italia Nostra Maremma Toscana, ha inviato una lettera all’Amministrazione provinciale di Grosseto con cui chiede che «siano prorogati i termini per la presentazione delle offerte per l’acquisto di porzioni di Riserva Naturale della Diaccia Botrona». L’idea di Scola è: a quell’acquisto potrebbero essere interessate associazioni che per perfezionare prassi burocratiche come la partecipazione ad un’asta pubblica necessitano di un po’ più di tempo rispetto a quello previsto.
Dalle pagine del Tirreno, l’Amministrazione provinciale risponde: «Rispetto alla richiesta di Italia Nostra di proroga dei termini fino al 30 giugno 2019 sarà cura della Provincia rispondere all’Associazione che, scaduto il relativo avviso, non è possibile prorogare, ma che, in ogni caso, nel momento in cui verranno pubblicati nuovi avvisi per i medesimi beni, sarà nostra cura fissare dei termini più ampi (almeno 60 giorni».
Ad una certa parte del mondo ambientalista è piaciuto poco che “quote” della Riserva Naturale venissero messe all’asta: «La superficie alienabile – dettagliano dagli uffici della Provincia –rientra solo per una parte residuale all’interno della Riserva, dentro la quale esistono già proprietà private». I terreni in questione sono stati trasferiti dall’Agenzia del Demanio con il “federalismo demaniale” per la loro valorizzazione, (art. 56 bis del Dl n. 69/2013). L’area rientrava pertanto nell’ambito del patrimonio per cui già lo Stato, mediante l’Agenzia del Demanio, aveva avviato un percorso per la successiva alienazione.
La Provincia prima di procedere alla pubblicazione della procedura ad evidenza pubblica ha comunque richiesto la verifica di interesse culturale; il Ministero per i beni e le attività culturali ha dato atto che gli immobili non sono da sottoporre al procedimento di verifica e pertanto non sussistono obblighi che deriverebbero alla proprietà dalla sottoposizione del bene alla tutela prevista: i beni sono alienabili. Tuttavia – libera il campo da dubbi la Provincia – «restano fermi i vincoli di carattere idraulico, paesaggistico ambientale sussistenti su tale area, a cui resta assoggettato chiunque acquisti detti beni. In altre parole, non è possibile costruire su quell’area nessun tipo di manufatto». Ed «essendo un’area vincolata – precisa ancora la Provincia – non è possibile in nessun modo lo sversamento in loco di digestato o qualsiasi altro materiale»: questo per rassicurare eventuali timori. –
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