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Grosseto

Cane preso a calci al parco, parla l’autore del video

Cane preso a calci al parco, parla l’autore del video

Il testimone racconta la scena ripresa con il telefonino dalla finestra di casa sua Il meticcio non aveva segni fisici ma era molto impaurito

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GROSSETO. Le immagini prendono la forma delle parole dal banco dei testimoni. «Il ragazzo teneva il cucciolo alzato da terra appeso per il guinzaglio». «Il cane non riusciva più a muoversi e lo hanno trascinato a terra». «Il più vecchio dei tre alla fine ha tentato anche di dargli un calcio». A pronunciare queste parole è l’uomo che nel novembre 2014, dalla finestra del suo bagno, riprese con il cellulare tre persone (due ragazzi e una ragazza) mentre strattonavano in malo modo un cucciolo di cane nel prato compreso tra via Polonia e la caserma dei vigili del fuoco, a due passi dalla Questura di Grosseto.

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Quel video pubblicato da Il Tirreno, nel giro di pochi giorni permise agli investigatori di identificare coloro che sono ritenute le tre persone riprese: se per una di loro, Lucio Zemboli, il procedimento giudiziario è stato diverso, per gli altri due, un uomo di 32 anni, Simone Ari e una donna di 49, Katia Tassiero, è in corso un processo che li vede imputati per il reato di maltrattamento di animali, che prevede – a seconda dei casi – la reclusione da 3 mesi a 18 mesi o la multa da 5mila a 30mila euro. Ed è proprio in seno a questo processo che è stato ascoltato l’autore del video come testimone.

«Ero in casa a lavorare – ha raccontato l’uomo – quando ho visto nel parco tre persone, con uno dei ragazzi che teneva appeso il cane per il guinzaglio». Una scena ripresa con il cellulare dalla propria finestra e poi consegnata ai poliziotti, dato che il testimone chiamò immediatamente la Questura.

Gli investigatori impiegarono due giorni a rintracciare i tre, riconosciuti proprio grazie alle immagini.

Il cane a quel punto, un meticcio di circa 3 mesi all’epoca, venne sequestrato e consegnato ai veterinari dell’Asl, anche loro ascoltati durante l’udienza.

Il quadro che ne venne fuori dalle visite è che l’animale non riportava segni fisici dell’accaduto, ma si mostrava molto impaurito. I veterinari parlarono anche con i padroni, i quali spiegarono che quegli strattoni, secondo loro, servivano ad educare il cane.  A.F.

 

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