Il Tirreno

Grosseto

il dramma 

Botte e lama alla gola «Sei una morta di fame» Uomo a processo

Alfredo Faetti

Le aveva vietato di salutare gli amici, di truccarsi, di indossare scarpe con il tacco e gonne al di sopra del ginocchio. Imposizioni che la donna è stata costretta a subire a suon di violenze, sia...

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Le aveva vietato di salutare gli amici, di truccarsi, di indossare scarpe con il tacco e gonne al di sopra del ginocchio. Imposizioni che la donna è stata costretta a subire a suon di violenze, sia psicologiche sia fisiche, culminate in un giorno di settembre, quando l’uomo l’ha spinta sul divano tenendole la gola in una mano e appoggiandole con l’altra la lama di un coltello a serramanico sulla guancia, urlandole che prima avrebbe ucciso lei e poi suo figlio.

Un vortice di atrocità contro cui infine la donna, 52 anni originaria dell’Amiata, si è ribellata, denunciando il compagno, un 64enne originario anche lui della montagna, che ora dovrà dare la sua versione dei fatti in un’aula del tribunale di Grosseto.

Il giudice dell’udienza preliminare, Sergio Compagnucci, ha infatti rinviato a giudizio l’uomo per i reati di maltrattamenti in famiglia, lesioni e detenzione abusiva di armi.

L’incubo della 52enne si è concentrato nel 2017, sempre sull’Amiata, quando sono molti gli episodi di violenza che ha raccontato alle forze dell’ordine. Il convivente non sarebbe andato tanto per il sottile con lei, offendendola a più riprese con lo scopo di mortificarla: «sei una sfruttatrice», «una morta di fame» e altri insulti simili.

Stando a quanto riportano gli atti giudiziari, infatti, l’uomo avrebbe accusato la compagna di stare con lui solo per i soldi. Un presunto privilegio che la donna avrebbe dovuto pagare a caro prezzo.

Un episodio messo in risalto nella denuncia è quello del luglio 2017, quando il 63enne le avrebbe afferrato per il collo con entrambe le mani, stringendolo con forza, per poi spingerla e farla sbattere contro un mobile (il referto parla di 7 giorni di prognosi), strappandole i vestiti di dosso e rompendole gli occhiali da vista che indossava.

Ancor peggio sarebbe accaduto un paio di mesi dopo, quando la donna è tornata a casa insieme a suo figlio facendo andare su tutte le furie l’uomo, perché «la casa doveva essere libera» qualora avesse trovato un’altra donna con cui avere rapporti.

In quell’occasione, l’uomo avrebbe dato uno schiaffo alla compagna, l’avrebbe gettata sul divano e le avrebbe posato la lama del coltello – lunga undici centimetri – sulla guancia, urlando che avrebbe ucciso prima lei e poi il figlio. —



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