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Radici incompatibili con l’asfalto? L’esperto smonta i pregiudizi
Gli agronomi scrivono al Comune per offrire un contributo qualificato Incontro con l’assessorato ai lavori pubblici fissato per il 7 dicembre
GROSSETO. I pini sono davvero un pericolo? Le radici affioranti che rovinano l’asfalto sono davvero la conseguenza inevitabile della presenza di questi maestosi signori verdi lungo le strade cittadine? I tagli a tappeto di questa specie sono davvero l’unica soluzione percorribile?
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Nei giorni in cui infuria la polemica per il previsto abbattimento di 52 pini in viale Mascagni, l’Ordine provinciale dei dottori agronomi e dei dottori forestali della provincia di Grosseto scrive al Comune per esprimere preoccupazione sullo stato di salute di molti alberi e per offrire una mano competente nella gestione del verde. «Nessun intento polemico – dice il presidente dell’ordine Domenico Saraceno – piuttosto vogliamo metterci a disposizione gratuitamente dell’amministrazione perché si evitino interventi disaggregati e presi sull’onda dell’emergenza e si operi invece con una programmazione degli interventi e con una visione più complessiva del problema».
Il Comune ha accettato di incontrare una delegazione dell’Ordine e l’incontro si terrà il 7 dicembre. Vi parteciperanno per il Comune l’assessore Riccardo Megale e per l’Ordine il presidente Saraceno, Benvenuto Spargi e Marco Mencagli.
E proprio a Mencagli, autore con Marco Nieri del libro “La terapia segreta degli alberi” (Sperling & Kupfer, 2017) e uno dei tre soci della Tuscom associazione professionale, si è rivolto il comitato di via Mascagni per vederci chiaro sull’effettiva esigenza di abbattere tutti i pini. Per il Comune il taglio è dettato da ragioni di sicurezza: le radici affiorano e rompono l’asfalto aumentando il rischio di incidenti. Alcuni avrebbero problemi di stabilità.
Mencagli infrange subito il tabù delle radici. «Il pino di per sé non è portatore di danneggiamento alle pavimentazioni – dice –. Questa tendenza diventa incompatibile con l’ambiente urbano quando metti un pino in ambienti non adatti, o che diventano non adatti dopo l’intervento dell’uomo. In via Mascagni ad esempio è stato un errore piantare pini in quel piccolo spartitraffico, ma poi la cosa si è aggravata dal fatto che lì sono stati fatti scavi per far passare le tubazioni e si sono tagliate le radici. Una pianta così alta con una chioma così ampia come quella di un pino reagisce producendo nuove radici con una serie di strutture ipertrofiche».
Altro problema sono i mezzi pesanti che circolano sulla strada. «Se ne passano troppi schiacciano le radici e creano lesioni a cui la pianta reagisce creando dei “calli”. I pini vicino alla scuola di via Mascagni sono enormi e danni sui marciapiedi o sul muro di cinta non li hanno fatti perché lì le piante hanno mantenuto il loro apparato radicale originario e non sono state costrette a produrre altre radici. Eppure siamo sempre nello stesso ambito», fa osservare Mencagli.
Che non ha intenzione di puntare il dito contro l’opera dell’uomo, ma fa solo notare che non sempre un pino provoca necessariamente danni. «Oggi tutti vedono i pini come un potenziale pericolo – aggiunge – ma lo sono solo se manca manutenzione o se vengono impiantati in zone meno adatte: ma la colpa non è del pino. L’opinione pubblica vede solo i difetti ma sono difetti accentuati solo da scelte sbagliate fatte nel passato».
Di pregi, invece, le imponenti chiome dei pini ne hanno molti. A partire dalla capacità di raffrescare l’aria e depurarla dallo smog.
Quanto alle sostituzioni con giovani lecci, questi per qualche anno saranno necessariamente meno efficienti dei pini nel purificare l’aria. «Un albero grande è più efficiente di uno piccolo per quel che riguarda una serie di mitigazioni, non solo per l’inquinamento – spiega Mencagli –. Oggi il problema sempre più frequente è l’isola di calore, che si contrasta più facilmente quando si hanno zone verdi con alberature grandi che hanno possibilità di incidere sul microclima».
E sempre le grandi chiome e il verde in generale mitigano anche i comportamenti scorretti, la criminalità, il disagio. «Molti studi dimostrano che in presenza di aree verdi c’è più tendenza all’aggregazione, ci sono meno crimini. Il verde è un efficace coalizzatore sociale, un luogo che mette in relazione persone di ceti abbienti e meno abbienti, dove si creano le condizioni di una maggiore socializzazione, della partecipazione al quartiere. La cosiddetta salute sociale». Proprio a questo tema è dedicato il volume “La terapia segreta degli alberi”. «C’è tutto un mondo accademico che parla di questo ma in Italia è meno conosciuto e c’è poca sensibilizzazione».
E anche su questo l’Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali vuole sensibilizzare il Comune di Grosseto.
Resta la domanda: che conseguenze ci saranno eliminando tutti insieme 52 pini da viale Mascagni? «Il bilancio ambientale si può considerare negativo – dice Mencagli –. La sostituzione è pertinente: quell’aiuola spartitraffico è così piccola che può ospitare solo alberelli. Allo stesso tempo, è poco ma sicuro, si avrà un minor contributo del verde urbano alle mitigazioni accennate prima. Inoltre secondo me invocare la totale instabilità di quelle 52 piante per giustificare questi abbattimenti non è corretto perché alcune sicuramente non sono instabili. Per capire il rischio caduta bisogna chiamare un esperto e fare delle prove di trazione e solo da lì verrà fuori un giudizio più consapevole». —
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