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Nel pubblico impiego persi in dieci anni 1.300 posti di lavoro
Circa 1. 300 posti di lavoro persi in dieci anni nel pubblico impiego in provincia di Grosseto e, soprattutto, nel capoluogo. Tanto sono costati il blocco delle assunzioni negli enti pubblici, la...
Circa 1. 300 posti di lavoro persi in dieci anni nel pubblico impiego in provincia di Grosseto e, soprattutto, nel capoluogo. Tanto sono costati il blocco delle assunzioni negli enti pubblici, la riorganizzazione di amministrazioni pubbliche, a partire da quella militare, gli accorpamenti. Come se non bastasse, il mancato rinnovo del contratto del pubblico impiego, dal 2009, ha prodotto una perdita di circa 24 milioni di euro di Pil, solo in parte recuperati con il rinnovo del contratto per l’ultimo triennio, che scade a dicembre e che dovrà essere ridiscusso e rinnovato. Questo il quadro locale, che rispecchia una situazione nazionale analoga, nel quale si muovono le richieste delle organizzazioni di categoria di Cgil Cisl e Uil in vista dell’approvazione della manovra finanziaria. Le priorità sono state presentate da Francesco Nardi, segretario provinciale della Funzione Pubblica della Cgil, da Luciano Biscottini della Cisl Funzione Pubblica (nella foto), e da Sergio Sacchetti della Uil Federazione Poteri Locali.
«Il 26 dicembre – ha spiegato Nardi – abbiamo convocato i lavoratori delle pubbliche amministrazioni di Grosseto nella sala contrattazioni della Camera di commercio dalle 8 alle 10. Il nostro giudizio sulla manovra finanziaria è articolato, ma chiediamo una manovra che rilanci attività produttive, lavoro e, di conseguenza, i consumi». Investire sullo sviluppo significa anche riprendere a investire sul pubblico impiego, rinnovando i contratti e sbloccando le assunzioni, perché – spiegano le organizzazioni sindacali di categoria – il settore pubblico che gioca un ruolo fondamentale nella tutela dei diritti primari dei cittadini. «Vorremmo – ha Biscottini – che fosse riconosciuto il diritto al contratto per i lavoratori del pubblico impiego: la Pa ha bisogno di maggiori risorse, anche per superare il divario che c’è tra il lavoro privato e il lavoro pubblico, e serve un incremento del personale, altrimenti si rischia che i servizi sul territorio si riducano».
Per Sacchetti «Le scelte fatte sul pubblico impiego in questi anni hanno portato a un impoverimento del Paese da un punto di vista sociale. La ministra Bongiorno dice che servono più poliziotti e più dipendenti degli uffici giudiziari, ma servono anche dipendenti in altri settori, nelle province, nei comuni, nelle Asl. Occorre anche spingere l’Ue a rivedere le regole del Patto di Stabilità, anche per superare il rischio antieuropeista». –
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