Lutto
Il caso Granarolo «Pastori svantaggiati dal latte ovino sardo»
Remaschi: «Noi non ci stiamo a fare la guerra dei prezzi» Lunedì mattina tavolo a Firenze per tutelare la categoria
. C’è l’ombra di una guerra dei prezzi – vince chi lo fa più basso – sul futuro degli allevatori grossetani di ovini, che è sempre più nero dopo l’annunciata disdetta da parte della bolognese Granarolo dei contratti 2019 per il ritiro del latte. «A causa della crisi del mercato del formaggio ovino Dop» – ha motivato nei giorni scorsi al Tirreno l’azienda emiliana – non verranno confermati 28 dei rapporti di fornitura che intercorrevano tra Granarolo e alcuni pastori toscani: e 25 dei 28 sono maremmani. Per i diretti interessati – e per Confagricoltura e Confcooperative FedagriPesca, Cia e Coldiretti – è una doccia fredda. Quali siano in questa vicenda i rapporti di causa ed effetto –costi di produzione versus consumi sul mercato – è ancora poco chiaro. Granarolo indica la falla nella crisi del mercato dei caci ovini protetti da Dop, che in Toscana sono due: il pecorino toscano e il pecorino delle balze volterrane. Il presidente del Consorzio Pecorino Toscano Dop, Carlo Santarelli, dichiara – invece – che il prodotto “tira” e che ad essere in flessione sono piuttosto i pecorini generici prodotti in Toscana, sia con latte autoctono che con latte da fuori Regione. I pastori toscani sconterebbero (anche) la concorrenza del latte sardo, che sulla piazza costa meno di quello delle pecore del Granducato: «La mia impressione è che si voglia “agire” sul prezzo – dichiara l’assessore regionale Marco Remaschi a cui il Tirreno ha chiesto di interpretare la dicotomia delle due posizioni – Io presumo che questa situazione sia l’effetto dei quantitativi di latte che arrivano dalla Sardegna e che hanno prezzi più bassi rispetto a quelli che si spuntano in Toscana. Ma noi alla guerra dei prezzi non ci stiamo: calcoleremo i quantitativi, si parla di qualche milione di litri di latte – continua Remaschi – e faremo il possibile per trovare una collocazione di qualità al latte toscano».
I dati di Ismea – l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare – non lasciano spazio alle interpretazioni: se il prezzo medio mensile del latte ovino toscano è stato fermo a 0,85 euro al litro da marzo a ottobre 2018, quello sardo, nello stesso periodo è oscillato da 0,84 euro a 0,80 euro al litro (di ottobre 2018) con punte di flessione a 0, 79 euro al litro in concomitanza con l’estate. «Il comparto della produzione sta soffrendo la concorrenza della pastorizia di altre regioni» conferma Fabrizio Tistarelli, presidente di Confcooperative – FedagriPesca Toscana. Lunedì a Firenze si terrà un tavolo regionale con Remaschi e tutte le associazioni di categoria. –
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