Sicurezza
Il sindaco: «Nessun rischio ma non sapevo fossero lì»
Smentiti i timori della Lega, polemica con la scuola: «Non ci hanno avvertiti»
Un colpo al cerchio e uno alla botte. Per il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna non c’è alcun pericolo per la salute pubblica portato dai migranti che frequentano i corsi di italiano per adulti; di conseguenza quella della Lega è un’uscita preventiva, visto che a lui non risulta compiuta alcuna scelta riguardo alla collocazione dei corsi per adulti al Leopoldo II di Lorena. È questa, in estrema sintesi, la posizione del primo cittadino sul caso del giorno, cioè la presunta sistemazione dei corsi Cpia alla Cittadella dello studente. «I pochi soggetti che transitano al centro di accoglienza della Rugginosa e poi seguono le lezioni al Cpia – attacca il sindaco – sono sottoposti controlli scrupolosi, mentre i richiedenti asilo, appena giunti sul nostro territorio, vengono sottoposti a uno screening accurato e solo in caso di esito negativo i soggetti vengono affidati ai vari centri».
L’ANTEFATTO
Vivarelli Colonna assicura che l’impegno di Comune di Grosseto e della Provincia nel seguire la questione Cpia non è mai mancato. Poi ripercorre la storia dei Centri provinciali per l’alfabetizzazione di italiani e stranieri che il Miur ha attivato a livello nazionale e che hanno, necessariamente, una articolazione sui territori. «A Grosseto – spiega – il centro è stato ospitato per sette anni dall’Istituto Fossombroni in virtù di una convenzione conclusa lo scorso giugno. Da quel momento, ci siamo attivati, come Comune e come Provincia, per trovare una soluzione condivisa e sostenibile. Sono state vagliate molte possibilità. In ultimo l’utilizzo di due locali dell’Altra Città, in via Alfieri, disponibili addirittura per l’intera giornata (dal lunedì al venerdì), e di un terzo locale in via Giordania, in dotazione alla cooperativa Uscita di Sicurezza. Sinceramente, quest’ultima ci sembrava la soluzione migliore, con l’unico inconveniente della frammentazione, problema che vivono e sopportano molte altre scuole della città».
SI CERCA LA SOLUZIONE
Ed è a questo punto che si colloca l’uscita a mezzo stampa della Lega, portavoce della preoccupazione che serpeggia tra alcuni genitori. «Come presidente della Provincia e sindaco di Grosseto – prosegue Vivarelli Colonna – ho verificato ieri se fosse mai pervenuta una qualche comunicazione riguardo al trasferimento del Cpia nei locali di proprietà della Provincia, all’istituto Leopoldo II di Lorena. A noi non risulta. Nel caso in cui i due dirigenti, rispettivamente del Cpia e del Leopoldo II di Lorena, si fossero accordati in proposito, lo hanno fatto in maniera autonoma, senza il minimo confronto con le istituzioni. Spero si possa riprendere prima possibile il dialogo iniziato per arrivare presto a una allocazione dei corsi del Cpia coerente con la loro missione, decorosa e sostenibile con altre esigenze della città».
LA DIRIGENTE CONFERMA «Il Cpia di Grosseto – scrive la neodirigente del Leopoldo II di Lorena, Nunziata Squitieri – non ha una sede ed è costretta a chiedere ospitalità per garantire l’istruzione permanente. Noi abbiamo accolto una richiesta ufficiale del Cpia con una delibera del consiglio d’istituto, organo collegiale deputato a questa funzione». La Squitieri non fa cenno ai migranti, né tantomeno a eventuali problemi sanitari. «Il Centro fornisce istruzione a studenti che non hanno adempiuto agli obblighi scolastici in vigore e risponde al bisogno di favorire l’apprendimento degli adulti. Non abbiamo ricevuto ufficialmente, da parte di genitori dei ragazzi, alcuna comunicazione e nel caso pervenissero richieste di chiarimenti, sarà nostra cura rispondere specificando fatti e situazioni. La scuola continuerà a fare la sua parte per costruire ponti e legami tra persone e culture diverse». —
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