Lutto
Duemilacinquecento profughi visitati in 5 anni «Solo i segni dell’orrore»
L’Asl spiega i percorsi dedicati nei quali vengono inseriti subito dopo gli sbarchi. Tante le gravidanze causate dalle violenze, non c’è emergenza per la salute
Disidratazione e ustioni, cicatrici di violenze, torture, gravidanze non volute, spesso causate da stupri: sono questi i segni che i migranti arrivati a Grosseto e visitati dai medici dell’Asl Toscana Sud Est dal 2014 a oggi hanno riscontrato nella maggior parte dei casi. Maggior parte che rappresenta la quasi totalità dei duemilacinquecento migranti arrivati in provincia per i quali è stato attivato un percorso di accoglienza attraverso la Prefettura. Pochissimi, meno di una decina, i casi di scabbia, morbillo, virosi delle vie aeree. Numeri risicati, numeri che non possono fare paura a nessuno. A spiegare un mondo, quello dei controlli che ad ogni sbarco vengono messi in atto da parte dell’azienda sanitaria locale, è la dottoressa Stefania Magi, referente per la Salute dei migranti dell’Azienda Usl Sud Est e direttrice dell’unità operativa sanitaria Politiche contro l’emarginazione per la popolazione migrante e dell’unità di Promozione ed etica della salute che entra nel merito dell’allarme rilanciato dalla Lega che si è fatta portavoce della preoccupazione di alcuni genitori dei ragazzi che frequentano l’istituto Leopoldo di Lorena, dove i migranti seguono le lezioni del Cpia. E dove, i giovani studenti correrebbero il rischio di essere contagiati. «I migranti - spiega la dottoressa Magi - sono sottoposti subito a numerosi controlli per la prevenzione del rischio di malattie appena sbarcati, secondo il protocollo del Ministero della Salute e la sorveglianza che viene effettuata sui migranti che poi vengono accolti sul territorio italiano conferma che non esiste alcun rischio di contagio, così come non esiste un’emergenza per la salute pubblica».
La prima visita viene infatti effettuata negli “hotspot”, i centri di identificazione dove i migranti vengono condotti appena sbarcati e dove le forze dell’ordine procedono alla raccolta delle loro generalità e al successivo smistamento.
«Il Dipartimento di Prevenzione dell’Asl Toscana Sud Est ripete i controlli anche quando giungono nelle strutture di accoglienza del territorio, entro 48 ore dall’arrivo - aggiunge Stefania Magi - e non abbiamo mai rilevato situazioni di allarme per la salute pubblica. Sono stati riscontrati problemi minori, tra i quali la scabbia che viene immediatamente trattata ma anche il morbillo oppure virosi delle vie aeree. Piuttosto, i migranti che giungono dall’odissea del Mediterraneo, vittime dei trafficanti di essere umani, portano spesso i segni delle condizioni di viaggio e di vita nel paese dal quale fuggono: disidratazione ed ustioni, cicatrici di violenze ed addirittura torture, gravidanze non volute».
Dopo pochi giorni dall’arrivo, vengono iscritti al Sistema Sanitario Nazionale ed affidati a un medico di famiglia e seguiti dal personale che gestisce i centri di accoglienza.
La Asl Sud Est è stata tra le prime Aziende in Italia ad aver adottato una procedura che, sulla base di linee guida nazionali approvate dalla Conferenza Stato-Regioni, prevede ulteriori controlli di screening per le più comuni malattie infettive (per rilevare eventuali infezioni prima che diano sintomi, a tutela sia della persona che della comunità) e prevede inoltre il recupero delle vaccinazioni che non sono state effettuate nel paese di origine. «Quando vengono rilevate malattie infettive - aggiunge la responsabile del servizio - sia negli italiani che negli stranieri, il sistema sanitario è attrezzato con un sistema di segnalazione, sorveglianza e profilassi, gestite dal Dipartimento di prevenzione. Peraltro le malattie temute, quali tubercolosi, epatite, Hiv, hanno modalità di trasmissione ben definite, e per fortuna non è sufficiente solo “stare vicini” a qualcuno per essere contagiati».
Il tema centrale non è dunque “italiani e non italiani”: il sistema funziona per tutti uguali e l’Azienda lavora per la prevenzione delle malattie infettive. «In particolare - prosegue la dottoressa Magi - lavoriamo per accrescere la consapevolezza dei giovani, italiani e stranieri, sulle malattie sessualmente trasmessibili tra cui l’Aids. Questo rischio è stato infatti ampiamente sottovalutato dai media e dall’opinione pubblica negli ultimi anni, con il conseguente aumento di queste malattie. È nostro dovere concentrarsi sui rischi reali, misurarli, affrontarli con scienza, coscienza e rigore. Siamo impegnati anche sul fronte della promozione della salute, rafforzando i cittadini, tutti, nella capacità di proteggere la salute propria e quella degli altri».
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