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Trombì ai suoi «Io dal partito non me ne vado»

Andrea Capitani

Parla l’ex segretario del Pd dopo la nomina del sostituto  «Il mio arrivo non fu un golpe E io non sono una marionetta Non metto ostacoli, ma resto»

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Messo alla porta dal Pd, non vuole uscire dal partito: o, almeno, non del tutto. Giuseppe Trombì, ex segretario dell’unione comunale, sfiduciato dai tesserati 2017 in favore di Guido Dubbiosi, vuole rimanere all’interno del gruppo.

Trombì, il Pd ha deciso per la sua sfiducia. Cosa non ha funzionato?

«In realtà sono ancora in attesa di una comunicazione ufficiale dall’alto che sancisca la legittimità di tutta l’operazione, compresa la sfiducia fatta in un’assemblea di tesserati che in realtà aveva altro all’ordine del giorno altro. Quindi si è verificato un processo in cui l’unico imputato ero io. So bene che non sono gradito e nessuno ha mai creduto alla mia buona fede. Il mio inserimento è sempre stato letto come un golpe. Inoltre hanno voluto sfiduciarmi e sostituirmi anche se da Grosseto avevano detto di aspettare, perché a fine dicembre le famigerate tessere non sarebbero state rinnovate nella loro totalità. Ma tutta la mia azione era in buona fede».

A lei cosa interessava?

«A me interessava il Pd e il suo rinnovamento, l’apertura e il cambiamento. Ma i numeri mi danno torto, perché hanno detto che rappresento solo me stesso. Ho cercato di unificare le anime e svecchiare il partito da incrostazioni di 30 anni e coinvolgere il maggior numero di persone possibile. Ma adesso si sono ripresi una cosa che considerano loro, perché per un anno degli intrusi li hanno fatti sentire dei raminghi senza sede».

Poteva essere prevista una simile soluzione, vista la divisione alle elezioni e il loro esito?

«La mia messa in discussione assolutamente sì. Subito dopo il risultato ho dato le mie dimissioni al segretario provinciale. Poi ho discusso con il direttivo e le mie dimissioni sono state respinte. La vecchia guardia ha integrato parte del direttivo con i segretari di circolo mancanti che nel frattempo si erano dimessi. Io purtroppo sono stato considerato come la marionetta di qualcuno, ma quello che ho fatto è sempre stato in autonomia e non sono mai stato diretto da nessuno».

Perché aspettare così tanto per dare le dimissioni definitive?

«Non voglio fare il don Chisciotte contro i mulini a vento, ma i numeri non sono tutto. So che c’è un numero consistente di persone che non prende posizione e non si espone, ma in molti legati alla sinistra e al Pd in me vedevano e vedono una persona che non molla. Adesso ho inviato a Guido Dubbiosi un messaggio nel quale ho scritto, con molto fair play, che, se la sua elezione è legittima, gli faccio i miei sinceri auguri di buon lavoro».

Quale saranno i prossimi passi futuri?

«Sono convinto che loro andranno avanti secondo la loro pianificazione, ma le commissioni di garanzia e vigilanza si dovranno esprimere. Io non me ne vado dal partito. Posso benissimo non essere più il segretario e non voglio essere un impedimento, ma resto tesserato e se mi vorranno farò parte di una minoranza». –



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