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Prefettura ancora da rifare Ma l’ordinanza è sbagliata

Francesca Ferri

La facciata su via Damiano Chiesa andava sistemata nel 2017. Il sindaco firma  un nuovo atto rivolto anche alla Provincia ma “inciampa” nel conflitto di interessi

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Il Comune di Grosseto ci riprova e per l’ennesima volta “inciampa” nelle procedure. Il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna ha firmato il 20 novembre un’ordinanza rivolta alla società Invimit sgr, società di gestione del risparmio del Ministero dell’Economia e delle Finanze, proprietaria del palazzo che ospita la Prefettura, in piazza Fratelli Rosselli, e alla Provincia, che ne possiede una piccola parte.

Il primo cittadino torna a ordinare di risistemare la facciata del palazzo lato via Damiano Chiesa, l’unica delle quattro facciate inspiegabilmente non restaurata negli anni scorsi quando tutto il palazzo fu interessato da importanti lavori di rifacimento per evitare che continuassero a cadere pezzi cornicione e intonaco.

Già il precedente sindaco, Emilio Bonifazi, aveva intimato lo stesso aut aut nel 2015. E già l’amministrazione Vivarelli Colonna, in particolare il vicesindaco Luca Agresti, nel settembre 2017 aveva spedito alla Invimit e alla Provincia un’ordinanza del tutto simile a quella di due giorni fa, sempre per la sistemazione e messa in sicurezza della facciata di via Damiano Chiesa.

Va da sé che resta da spiegare come mai i proprietari del palazzo – Invimit e Provincia di Grosseto – non abbiano rispettato l’ordinanza. Il testo dell’anno scorso, datato 19 settembre, dava dieci giorni di tempo per avviare i lavori. Ieri Il Tirreno ha contattato la Invimit senza però riuscire ad ottenere subito una risposta. La società ha comunque dato la disponibilità ad approfondire la questione.

Nel frattempo a leggere l’ordinanza balza subito agli occhi lo stesso grossolano errore nel quale era caduto anche il precedente inquilino di piazza Duomo, Bonifazi, e che il suo successore, Vivarelli Colonna, era riuscito a evitare nell’ordinanza dell’anno scorso.

Il sindaco di Grosseto, infatti, è anche il presidente della Provincia. E dunque nella sua veste di sindaco non può firmare ordinanze rivolte a un altro ente da lui amministrato, in questo caso Palazzo Aldobrandeschi. In sostanza, Vivarelli Colonna sindaco non può ordinare a Vivarelli Colonna presidente della Provincia di eseguire un’ordinanza, perché incapperebbe in conflitto di interessi, visto che il controllore e il controllato non possono diventare la stessa persona.

Bonifazi, come accennato, ci cascò nel 2015, agli albori della nuova organizzazione amministrativa che, per legge, attribuisce al sindaco del capoluogo anche la carica di presidente della Provincia. In quel caso l’ordinanza fu annullata e rifatta, pari pari, dal suo vice, Paolo Borghi. Nel settembre di un anno fa – sotto l’attuale amministrazione – la firma in calce all’ordinanza la mise il vice di Vivarelli Colonna, Luca Agresti. Anche in questo caso però la prima versione del testo conteneva un errore, visto che la società Invimit, proprietaria della maggiorparte dell’edificio, non compariva affatto. Fu necessaria una nuova ordinanza che, per uno strano accanimento della sorte, conteneva comunque un refuso. Una piccola inversione di due lettere che però potenzialmente può aver compromesso l’efficacia dell’atto. La società del Ministero veniva infatti chiamata “Invitim” e non “Invimit”.

Che sia stato dunque questo il motivo per il quale nessun lavoro è stato avviato? Se fosse così non c’è da stare tranquilli. Lo stesso refuso infatti si trascina anche nell’ordinanza di questi giorni. —

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