Il Tirreno

Grosseto

Il presidente di Scarlino Energia parla della necessità di manutenere e potenziare gli impianti di smaltimento dei rifiuti sul territorio  

«Il nostro termovalorizzatore deve cominciare a lavorare»

G.B.
«Il nostro termovalorizzatore deve cominciare a lavorare»

L’INTERVENTO«Il termovalorizzatore di Scarlino deve entrare in funzione il prima possibile, per evitare che la Toscana diventi un’altra Campania». Moreno Periccioli, presidente di Scarlino Energia, è...

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L’INTERVENTO

«Il termovalorizzatore di Scarlino deve entrare in funzione il prima possibile, per evitare che la Toscana diventi un’altra Campania». Moreno Periccioli, presidente di Scarlino Energia, è intervenuto ieri sulla questione dei termovalorizzatori, tornata alla ribalta in questi giorni con lo scontro tra Lega e M5s. «Non mi permetto di intervenire nel merito della questione Terra dei fuochi perché non mi compete - attacca Periccioli - ma il tema è invece pertinente al ruolo che ricopro in Scarlino Energia. Nella nostra regione i vari impianti presenti - di smaltimento, di recupero, di selezione, di valorizzazione, etc - hanno potuto garantire non solo l’autosufficienza, ma addirittura la possibilità di soccorrere periodicamente e parzialmente emergenze altrui. Ora, però, questa dotazione impiantistica comincia a presentare il conto, soprattutto in termini anagrafici. Bisogna, quindi, darsi una mossa».

Periccioli ricorda che le discariche non sono eterne (nel 2020 due delle tre discariche di interesse regionale avranno raggiunto i volumi autorizzati e si dovranno sospendere i conferimenti) e gli inceneritori devono subire periodici e indispensabili “revamping”, per cui spesso si preferisce chiuderli o comunque fermarli per diverso tempo.

Ma se la quantità degli impianti tende a diminuire - prosegue Periccioli - la produzione dei rifiuti pro-capite continua invece a salire, come confermano gli ultimi dati, anche e soprattutto dei rifiuti industriali. «Ogni toscano – ricorda il presidente di Scarlino Energia – produce mediamente 1,6 kg di rifiuti solidi urbani al giorno. Stante l’attuale media regionale - sotto al 50% di differenziata - e tenuto conto degli scarti della lavorazione dell’erredi (il 10-15% del totale avviato a effettivo riciclo), sappiamo già che nel 2019, nella Toscana meridionale, avremo 300.000 tonnellate di rifiuti non riciclabili a cui non sapremo dare una risposta con i nostri impianti. E questo, nonostante la spazzatura indifferenziata non venga conferita direttamente in discarica o negli inceneritori. In Toscana, nel pieno rispetto della legge - prosegue Periccioli - gli indifferenziati vengono prima selezionati e trattati nei cosiddetti impianti di trattamento meccanico biologico (ce ne sono 4 nell’Ato Toscana Sud) dove si separa la frazione secca leggera (ad alto potere calorifico e quindi combustibile) da quella umida/organico. La prima può essere ceduta agli inceneritori/termovalorizzatori per il recupero di energia; la seconda viene stabilizzata e smaltita in discarica».

La chiosa è semplice: «Non facciamo come Nogarin- conclude Periccioli - se anche aumentiamo la differenziata (come è auspicabile), restano altre centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti da smaltire a cui si dovrà trovare una destinazione. Pensiamoci».

G.B.

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