Il Tirreno

Grosseto

Granarolo non ritira il latte, futuro incerto per i pastori

Fiora Bonelli
Granarolo non ritira il latte, futuro incerto per i pastori

L’azienda emiliana non rinnoverà i contratti 2019 a 25 produttori del Grossetano: «È colpa della crisi dei formaggi ovini con la denominazione di origine protetta»

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GROSSETO. Il Gruppo Granaiolo non rinnoverà i contratti 2019 per il ritiro del latte a 25 allevatori ovini della Maremma Grossetana e dell’Amiata. Coldiretti, Cia e Confagricoltura e gli stessi allevatori non ci stanno, ma la società agroalimentare emiliana risponde alle rimostranze spiegando la motivazione della “disdetta”: «Il mancato ritiro del latte – dice Granarolo al Tirreno – è connesso a una crisi del mercato del formaggio ovino Dop».
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LE QUOTE DEL LATTE
«Granarolo rappresenta davvero un “pezzo” piccolo in Toscana – motivano dall’azienda – e ha portato pagamenti sicuri ai pastori e una crescita dei volumi di latte lavorato». Nel 2015 il gruppo ha rilevato un caseificio in difficoltà, “Pinzani” di Casole d’Elsa – siamo nel comune di Volterra – che lavorava 16mila quintali di latte di pecora e che rappresentava il 2, 7% del totale di latte di pecora prodotto dagli allevatori toscani nel 2015 (576mila quintali/dato Istat 2015). Da allora, il caseificio Pinzani è cresciuto per volume, tanto che «ha ritirato latte nel 2018 da 52 pastori tra le province di Grosseto, Siena e Pisa – spiegano da Granarolo – Nel 2018 abbiamo eccezionalmente rappresentato il 5, 5% del latte ovino toscano, per tornare, oggi, al 3, 4% del latte ovino toscano». Pinzani rappresenta in termini di latte, una realtà piccola», osserva Granarolo. Insomma il caseificio a cui conferiscono i pastori del Grossetano, Pisano e Senese, è cresciuto sotto l’egida di Granarolo ma rappresenta – secondo l’azienda – una minima parte dell’attività casearia toscana.

NIENTE RINNOVO
«In Toscana – Granarolo fornisce numeri ufficiali – oggi ci sono 422. 734 pecore (Fonte Izs 2017) che producono latte; 4. 161 sono gli allevamenti di ovini; dei 19 caseifici di cui 17 lavorano pecorino toscano Dop (fonte Consorzio del Pecorino Toscano Dop), uno è, appunto, il caseificio Pinzani. Ma la crisi di mercato proprio del pecorino Dop ha obbligato a decidere di non rinnovare il contratto a 28 pastori, di cui 25 a Grosseto, che producono 13mila quintali di latte che equivalgono al 2, 03% del totale latte ovino prodotto in Toscana».

MAREMMA GROSSETANA SVANTAGGIATA
Il perché su 28 contratti non rinnovati 25 siano proprio a Grosseto, Granarolo non lo dice, ma lascia intendere che la distanza del caseificio di Casole d’Elsa, più vicino a Siena e Pisa, abbia inciso sulla scelta.

IN CERCA DI UNA SOLUZIONE
Le associazioni hanno chiesto un tavolo alla Regione anche perché Granarolo potrebbe non essere l’unica realtà a non rinnovare i contratti di ritiro. E così si muove anche il mondo politico. «Il pecorino toscano Dop – spiega Leonardo Marras, capogruppo Pd in consiglio regionale – viene prodotto con latte intero delle pecore allevate nelle zone di origine; la grande quantità di latte che resterebbe invenduto varrebbe intorno a 8 milioni di litri all’anno e provocherebbe la chiusura di allevamenti e caseifici, mettendo a rischio il Pecorino Dop”. Lunedì 26 novembre, prima riunione del tavolo convocato dall’assessore regionale Marco Remaschi con le associazioni; e presto la partecipazione sarà estesa ai caseifici, alle cooperative e alla grande distribuzione. –
 

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