Il Tirreno

Grosseto

l’intervista 

Il responsabile Asl «I cattivi odori sono intollerabili e vanno misurati»

Gabriele Baldanzi
Il responsabile Asl «I cattivi odori sono intollerabili e vanno misurati»

Maurizio Spagnesi è a capo del servizio di igiene pubblica «Autorizzazioni rispettate ma servono nuove norme»

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GROSSETO

L’intervista a Maurizio Spagnesi, responsabile per l’Asl Sud-Est del servizio di igiene pubblica, chiude il cerchio nell’inchiesta condotta dal Tirreno sul cattivo odore che spesso si avverte in città.

Quali compiti ha l’Asl in questa partita dei puzzi?

«Noi abbiamo competenze di carattere igienico-sanitario. Significa che facciamo sopralluoghi, ispezioni e misurazioni agli impianti a biomasse e biogas per verificare la presenza di un problema, che potrebbe avere conseguenze sulla salute. Nel caso specifico, le maleodoranze, le misurazioni non sono possibili, perché il metro del puzzo, al momento, non esiste. E anche le norme sulle valutazioni odorifere non fissano limiti».

Come funziona la filiera dei controlli agli impianti ritenuti causa del puzzo?

«Le segnalazioni solitamente vengono inviate al Comune e ad Arpat, che poi coinvolgono il Dipartimento della prevenzione dell’azienda sanitaria locale, nel caso di timori per la salute e per gli aspetti igienico sanitari in genere. I sopralluoghi, però, difficilmente sono congiunti. E comunque, le dico, tranne casi eccezionali, in questi anni gli impianti che abbiamo controllato a Grosseto risultavano e risultano tutti ben tenuti e rispettano le prescrizioni autorizzative».

Perché la settimana scorsa il cattivo odore era così accentuato?

«Riteniamo che ci siano diverse ragioni: indubbiamente la sansa dei frantoi, che in questo periodo viene movimentata e conferita agli impianti, è un materiale che ha un impatto importante sull’olfatto; poi ci sono state condizioni meteo sfavorevoli, un ristagno dell’aria; infine, proprio alle porte della città, la tempesta di vento di fine ottobre ha scoperchiato un enorme silos dove erano stoccate diverse tonnellate di sottoprodotti. Un danno significativo, a cui la proprietà ha cercato di rimediare, ma quando ormai la qualità dell’aria, in quella zona, era compromessa».

Non sono troppi otto impianti intorno alla città?

«Sono tanti e hanno indubbiamente degli effetti, inutile negarlo. E dico di più: questo inconveniente, che interessa gran parte di Grosseto, è intollerabile. Comprendiamo chi si arrabbia, chi si rivolge a noi, all’Arpat e al Comune. E il problema va risolto».

Come?

«È stato avviato un percorso con il Comune di Grosseto e i titolari delle autorizzazioni. Abbiamo chiesto espressamente che università, enti terzi, Arpat quantifichino gli odori per intensità e durata. Siamo consapevoli che è una procedura lunga e costosa, ma è l’unico modo per arrivare a tarare le autorizzazioni, dando a chi controlla strumenti per intervenire. Nel frattempo la Regione Toscana dovrebbe normare meglio questo capitolo».

Qualcuno dice che Asl e Arpat devono scrivere e il sindaco emettere ordinanze…

«Non è così semplice e automatico. Un’ordinanza deve avere un fondamento solido, altrimenti andiamo davanti al Tar e dobbiamo pure pagare i danni. Ripeto: gli impianti rispettano le attuali autorizzazioni. Al momento non si possono né limitare, né spegnere, come vorrebbe qualcuno. In futuro, magari, faccio un esempio, potremmo stabilire che la pollina o la sansa vengano digestati in quantità inferiori e con altri accorgimenti…».

Avete competenze sugli spandimenti?

«No. O meglio: sempre e soltanto per gli aspetti sanitari. Comunque gli spandimenti dei concimi nelle campagne ci sono sempre stati. Diverse aziende hanno perfino modificato i metodi di dispersione, riducendone l’impatto grazie a sistemi di subirrigazione, infusione diretta nel terreno. Quel puzzo è diminuito, ma evidentemente restano criticità in altri momenti». —

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