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Quello strano disegno che racconta chi sei, per sempre

Quello strano disegno che racconta chi sei, per sempre

Cos’è un tatuaggio? La domanda vi galleggerà quasi di sicuro alla mente ogni volta che se ne incontra uno. Ed è sempre meno raro. È un segno o un disegno, in bianco e nero a o colori, fatto sulla...

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Cos’è un tatuaggio? La domanda vi galleggerà quasi di sicuro alla mente ogni volta che se ne incontra uno. Ed è sempre meno raro. È un segno o un disegno, in bianco e nero a o colori, fatto sulla pelle. Va bene. Ma qual è la ragione? Il senso? Perché lo si fa?

Abbiamo l’ossessione di incasellare tutto. E qui si scivola su terreno più molliccio. I leccatori di pelle sono in grande crisi. Amano leccare la pelle umana al naturale, e invece si trovano davanti a modificazioni più o meno fantastiche fatte a mano.

Alcune immagini fanno paura, altre sono divertenti. Ce n’è abbastanza per rivedere il proprio status di leccatore. E per andare dallo stregone, psichiatra, metafisico o guaritore. A farsi dare indicazioni su come superare il blocco.

Neppure chiedere ai tatuati che s’incontrano può aiutare molto. I più generalisti risponderanno che si tatuano perché lo fanno tutti.

Ecco, questo manda in blocco ancor più aggricciato leccatori e non leccatori. Se lo si fa perché lo fanno tutti, allora si può anche non farlo. Non c’è più gran differenza fra tatuati e non tatuati. Il non tatuato è uguale al tatuato. Oppure vi diranno che ci si tatua il nome o il simbolo dell’innamorato/a. E quando finisce?

Qualche altro vi risponderà che si tatua per uscire fuori dalla normale schiera dei portatori di pelle umana. Questa è già un’indicazione. Altri tatuati vi faranno discorsi elaborati e profondi.

Il tatuaggio segna. E, in qualche modo, insegna. Insegna a chi s’incontra quale sia il mondo privato del portatore di tatuaggio. È così difficile fare intendere agli altri i nostri mondi privati, i linguaggi interiori, il vocabolario personale.

In questo senso, il tatuaggio è una via. Vi apre una porta da cui si può guardare sui paesaggi interiori del portatore. Si possono osservare. Sentire. E cercare di capirli.

Forse in questo modo è più semplice, più intuitivo, immediato che con le parole. Ci sono persone che non riescono a far comprendere i loro mondi interiori neppure in una vita. Una vita di parole.

All’inizio, il tatuaggio era anche un gioco di bambini. Ricordate? Tatuaggi trasferibili che si potevano ricalcare su un polso o da qualche altra parte. Si facevano vedere agli altri bambini. Poi sparivano. Nel mondo degli adulti, in genere, sono permanenti. O di lunga durata.

Perché nel mondo degli adulti è così. Quello che fai, tutto quello che fai, poi te lo porti dietro.

Questo è, si potrebbe dire, il tatuaggio di Dio. E che i leccatori se ne facciano una ragione. —



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