Sicurezza
Compensazioni ambientali: dal 2024 l’Amiata perde 4 milioni
A prescindere dal decreto, Enel continuerà a versare ai Comuni della montagna grossetana quanto dovuto dagli accordi del 2014 per la costruzione di Bagnore 4. Ecco le cifre nel dettaglio
GROSSETO. Se passasse il decreto sulle rinnovabili che cassa la geotermia dalle fonti energetiche incentivabili, in base ad accordi e protocolli fatti in precedenza con Enel e Regione i comuni geotermici amiatini non perderebbero né compensazioni né altri proventi. Almeno per la durata degli accordi. A prescindere dal decreto, fra cinque anni, infatti, allo scattare del decennio dalla costruzione della centrale Bagnore 4 (da cui si calcola il periodo di compensazioni) per l’Amiata si chiuderà un generoso rubinetto di soldi.
La Toscana è l’unica regione italiana a produrre energia geotermica, considerata fonte rinnovabile di energia, fino ad oggi incentivata dallo Stato e che invece rischia, nel futuro di non esserlo più, pur continuando a essere compresa fra le rinnovabili. Una risorsa economicamente preziosa che dà proventi importanti alla Regione e alle casse di Comuni geotermici in differente misura.
Ma quali sono i comuni geotermici e cosa compete loro? Ai sedici comuni geotermici (Abbadia San Salvatore, Arcidosso, Castel del Piano, Castelnuovo Val di Cecina, Chiusdino, Montecatini Val di Cecina, Monterotondo Marittimo, Monteverdi Marittimo, Montieri, Piancastagnaio, Pomarance, Radicofani, Radicondoli, Roccalbegna, San Casciano dei Bagni, Santa Fiora) compete annualmente un contributo pagato da Enel, a seconda dell’energia elettrica prodotta. Inoltre, un contributo annuo, è dovuto alla Regione.
Ma cos’è il fondo per la geotermia? I sedici comuni annualmente percepiscono da Enel, in totale, circa 7,4 milioni di euro, per la produzione di energia elettrica. La metà, circa 3,7 milioni di euro, è il contributo percepito dalla Regione Toscana che viene riscosso direttamente dai Comuni.
Inoltre la Regione Toscana ed Enel, assieme a quindici dei Comuni geotermici, a tre Province e a cinque ex Comunità Montane, ha firmato, il 20 dicembre 2007, il protocollo d’intesa “Accordo generale sulla geotermia”, che prevede fino al 2024 di una quota aggiuntiva a favore dei Comuni firmatari. Sempre sulla base di tale accordo 2007, Enel corrisponde una somma, a titolo di compensazione ambientale per ciascuno dei nuovi impianti produttivi realizzati. In questo contesto per l’Amiata la situazione per il 2018 è di circa 3,8 milioni di euro all’anno.
Santa Fiora: una compensazione per la costruzione di Bagnore 4, da 1,5 milioni ogni anno per 10 anni a partire dal 2013. Arrivano poi da Enel come contributo per i proventi della produzione energetica 440mila euro. Da Cosvig, per la realizzazione di vari progetti 300mila euro annuali. In tutto il Comune incassa 2,24 milioni circa ogni anno.
Arcidosso percepisce una compensazione di 901mila 420 euro l’anno per 10 anni, più 255mila euro per la produzione geotermolettrica. E ancora da protocollo Enel 25.000 euro per marketing territoriale. In tutto 1,81 milioni.
Castel del Piano percepisce 115.000 euro annui e 150.000 euro per l’accordo del 2007. Totale: 265.000 euro.
Per Roccalbegna 150mila euro più 800 euro all’anno per la cosiddetta “lira geotermica” (questi ultimi esclusi dalla scadenza decennale). Totale: 150.800 euro.
A queste liquidità vanno aggiunti interventi di Cosvig. Ad esempio il fondo di un milione di euro per le imprese che investono nei territori geotermici, il cosiddetto fondo rotativo di 5 milioni per garantire liquidità alle imprese e altri ancora.
Su questo quadro esistono due punti di vista. Ci si chiede se questi soldi che arrivano sui territori producano crescita o siano solo assistenzialismo, visto che l’Amiata, nonostante la geotermia, resta una delle zone più povere della Toscana. Da notare, comunque, che la crescita per essere significativa dovrebbe avvenire in modo unitario per tutta l’Amiata. Questo potrebbe accadere solo se le risorse che arrivano, fossero ripartite fra tutti i comuni. Sempre in Amiata si ribadisce ancora che i contributi sono troppo disuguali fra un comune e l’altro. Dall’altra parte c’è chi osserva che questi contributi servono a mantenere in vita l’Amiata. Non solo infatti c’è una importante liquidità, ma c’è un circuito e una filiera di lavoro: ad esempio la manutenzione delle centrali che occupa decine di ditte e di addetti, la partita degli investimenti possibili solo coi fondi geotermici, come per rifare la strada del Cipressino.
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