Sicurezza
Non esiste un protocollo di verifiche periodiche
GROSSETOI compiti di Arpat in materia di impianti a biomasse e biogas sono definite nella cosiddetta Carta dei servizi. Qui vengono individuate due tipologie di attività: i controlli, che si...
GROSSETO
I compiti di Arpat in materia di impianti a biomasse e biogas sono definite nella cosiddetta Carta dei servizi. Qui vengono individuate due tipologie di attività: i controlli, che si sostanziano nei sopralluoghi mirati a verificare la corretta gestione degli impianti e il supporto tecnico durante il procedimento di rilascio, modifica o rinnovo delle autorizzazioni. Ma cosa fa esattamente Arpat quando va a controllare un impianto? Risponde il dirigente Roberto Palmieri. «Verifichiamo il rispetto di quanto contenuto nelle autorizzazioni, i limiti imposti per i vari aspetti ambientali, le prescrizioni. Per esempio la gestione delle acque meteoriche, gli ingressi dei materiali, gli stoccaggi, le emissioni dal camino. E spesso troviamo tutto a posto. Nel caso vengano riscontrate delle non conformità attiviamo le procedure sanzionatorie». Riguardo al numero dei controlli svolti in un anno, Palmieri non dettaglia: «Dipende. Non esiste una temporalità predefinita, né un protocollo che prevede verifiche periodiche, ordinarie. Come detto, le centrali a biomasse non rappresentano impianti di particolare impatto dal punto di vista ambientale. Se vengono segnalate maleodoranze, se arriva un esposto, allora ci muoviamo e un impianto può essere controllato anche più volte in un anno. È successo. Allo stesso tempo può accadere che non facciamo alcuna visita, dovendo occupare il personale disponibile nelle numerose altre attività di supporto tecnico affidate all’Agenzia». — G. B.
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