Il Tirreno

Grosseto

CENTRO STORICO/LA CURIOSITÀ 

I sindaci “scolpiti” sul palazzo ritrovato

Gabriele Baldanzi
I sindaci “scolpiti” sul palazzo ritrovato

Un inedito decoro completa il restyling di “Stella d’Italia” Sul marmo però manca un nome: «Errore, subito corretto»

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GROSSETO

Un esagramma in bassorilievo, all’interno sei fasce lucenti con nome (e data di elezione) di altrettanti sindaci della città, al centro il simbolo di Grosseto, il grifone che impugna con la branca destra una spada rivolta in alto.

È l’opera di design comparsa due giorni fa sulla facciata di colore chiaro, fresca di ristrutturazione, di palazzo Stella d’Italia, situato in via Garibaldi all’altezza di piazza Mensini, con affaccio in angolo su via del Vinzaglio, nel cuore del centro storico, dietro alla cattedrale.

Un tocco indubbiamente originale che – alla sua improvvisa apparizione pubblica – non è passato inosservato. Suscitando curiosità (chi avrà mai pensato a questa insolita dedica ai sindaci?) e inevitabilmente dibattito “estetico” tra chi ha apprezzato e chi no.

A dire il vero lo stellone è rimasto scoperto, visibile, giusto qualche ora, il tempo di accorgersi che – de gustibus a parte – il fregio conteneva un’inesattezza: manca infatti il nome di Flavio Tattarini, primo cittadino di Grosseto tra il 1982 e il 1987. Un epic fail che, nell’epoca degli smartphone e dei social, è stato immediatamente evidenziato.

Palazzo Stella d’Italia era cantierato da anni e in città, soprattutto in chi vive nel centro storico, monta da tempo l’attesa per la sua “scoperta”. Si tratta di un edificio storico realizzato nel 1890, sopra una struttura settecentesca, che nel secolo scorso ha ospitato l’albergo “La Stella d’Italia” di Oreste Civinini, già esistente dal 1871 proprio in questo immobile, appartenuto anche alla Banca d’Italia. Fu modificato nel 1934 su progetto dell’ingegner Ernesto Ganelli (committente Teresa Civinini) e del passato mantiene ancora oggi un pregevole balcone e un ingresso signorile.

Qui la società immobiliare Santa Maria srl ha compiuto un investimento significativo, realizzandovi appartamenti di pregio, praticamente pronti per la consegna. In futuro, quindi, il palazzo ospiterà al suo interno abitazioni private di alta qualità, con tagli diversi, oltre ai negozi al piano terra e al celebre Affinity Café.

Ma cosa è successo? Chi ha sbagliato? Il costruttore Daniele Vanelli non si sottrae alle spiegazioni. «Il bozzetto era diverso. Purtroppo nella fase di lavorazione da parte dello studio grafico incaricato è stato tolto il nome di un sindaco. L’esagramma, che richiama le mura di Grosseto e una stella sei punte, è stato subito ricoperto e verrà smontato a breve per la parte in cui sono trascritti i nomi. La prossima settimana avremo l’opera conclusa, che peraltro è molto bella. Adesso è in fase di rielaborazione».

Ma perché questa scelta, insolita, di rendere omaggio alla città e al vicino Comune di Grosseto proprio sulla facciata di un fabbricato privato? «Fin dall’inizio, nella progettazione – prosegue Vanelli – avevamo previsto su quella parete, senza finestre, di realizzarvi qualcosa: un dipinto, un bassorilievo. Alla fine l’architetto ha scelto questa soluzione, che abbiamo anticipato agli acquirenti ed è piaciuta».

E in effetti, ora che l’intervento di recupero e riuso del palazzo è praticamente concluso, questo angolo di città si staglia in tutta la sua bellezza. —



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