Il Tirreno

Grosseto

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Assolta per il gatto trovato morto di stenti

Pierluigi Sposato
Assolta per il gatto trovato morto di stenti

Era finita sotto accusa dopo che il proprietario era tornato in possesso dell’appartamento concessole in affitto

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Quando, nel giugno 2016, il proprietario era entrato nell’appartamento di via Mazzini di cui era rientrato in possesso dopo lo sfratto per morosità aveva trovato le stanze in stato di degrado igienico-sanitario: e con la carcassa di un gatto morto. Aveva consegnato alla polizia municipale il video girato alla presenza del proprio avvocato e dell’ufficiale giudiziario e per la giovane donna che aveva occupato l’appartamento fino a qualche mese prima era scattata una denuncia, perché sospettata di aver causato la morte della bestia, abbandonandola. Ma ieri è stata assolta: il giudice Giovanni Puliatti ha sentenziato che il fatto non sussiste.

«Il mio gatto è ancora vivo», ha detto la donna, oggi 25 anni, che si è fatta interrogare in aula. «L’avevo preso nel maggio 2015. Io sono rimasta in quella casa fino alla fine 2015-inizio 2016. Quando mi sono dovuta trasferire fuori dalla Toscana, ho portato il gatto da mia madre, a Venturina. No, non ho lasciato cibo per gatti dentro casa. Ha lasciato altro? Sì, un televisore. Io del gatto trovato morto non sapevo nulla. Ho capito che l’appartamento era quello che avevo occupato io quando ho visto la foto pubblicata sui giornali».

Anche la madre e la zia, chiamati dall’avvocato Monica Morelli a testimoniare per la difesa, hanno confermato che il gatto era stato portato via e che è tutt’ora vivo. «Non aveva altri animali», ha detto la mamma.

L’intervento della polizia municipale era stato seguito dall’ordine di pulizia dei locali e dall’intervento del veterinario: la relazione parlava di «grave denutrizione e disidratazione per almeno 3-4 mesi prima del ritrovamento dopo settimane di stenti» come causa di morte. Era stata sentita dagli agenti, tra l’altro, la stessa affittuaria: aveva spiegato all’epoca, come ha fatto anche ieri, che riteneva che il proprietario avesse una copia delle chiavi, al punto che nel periodo in cui abitava in via Mazzini aveva trovato aperte sia la cassetta della posta sia la porta della cantina, nonostante che le avesse chiuse. «Dal marzo 2016 non sono più rientrata nell’appartamento. Lì ci sono rimaste due lettiere con sabbia sporca».

L’accusa (la viceprocuratrice onoraria Elena Bartalini) si era detta convinta della colpevolezza dell’imputata, anche perché l’immobile era di fatto rimasto nella sua disponibilità, e aveva chiesto una condanna a 3 mesi, con la concessione delle attività generiche. Convinta della responsabilità dell’imputata anche la Lac, parte civile, che aveva sollecitato 10 mila euro per danni: «Ci volle un fabbro per entrare, le finestre erano integre: chi altri poteva entrare?». Il difensore, nel sollecitare l’assoluzione, aveva chiesto da cosa era possibile concludere che il gatto ritrovato morto fosse dell’imputata e che la certezza oltre ogni ragionevole dubbio era impossibile da conseguire. Anche perché un mazzo di chiavi era rimasto in possesso del proprietario. Breve camera di consiglio, poi il giudice è tornato in aula per leggere il dispositivo di assoluzione. Motivazioni entro 45 giorni. —

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