Gioco
Cattivi odori, il sindaco rinvia alla Regione «Mancano leggi che solo Firenze può fare»
Vivarelli Colonna ripercorre l’iter autorizzativo: «Abbiamo strumenti molto limitati, ma abbiamo dato il nostro contributo»
GROSSETO
Anche ieri la bacheca della pagina Facebook Grosseto Aria pulita ha raccolto le segnalazioni dei cittadini alle prese con la puzza di discarica che ammorba l’aria. Il fenomeno non risparmia nessun quartiere e zona visto che solo nella giornata di ieri le segnalazioni sono arrivate per piazza De Maria, via Fabio Massimo, la zona di via Signorelli, via Garigliano e la strada provinciale del Poggiale a Principina Terra.
Intanto sulla questione dei miasmi interviene con una nota ufficiale il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna, al quale da giorni la comunità facebook chiede rassicurazioni.
«Il Comune – esordisce il sindaco – non ha competenze dirette in materia ma ha sfruttato tutti gli strumenti che aveva a disposizione, creandone anche alcuni ad hoc. Il 13 giugno 2017 abbiamo costituito un gruppo di lavoro per valutare la sostenibilità ambientale degli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (biomasse). Questo gruppo di lavoro, oltre ad individuare un assessorato di riferimento (ambiente), con l’assessore Simona Petrucci in prima linea, ha visto il coinvolgimento di varie professionalità comunali, della Regione, dell’Asl e del dipartimento provinciale dell’Arpat».
Il gruppo di lavoro ha riconosciuto la necessità di attivare una campagna di monitoraggio dei miasmi da affidare a un soggetto scientifico terzo e ha preso per questo i contatti con il Laboratorio olfattometrico del dipartimento di chimica, materiali e ingegneria chimica “G. Natta” del Politecnico di Milano. È stata inoltre coinvolta l’Università di Siena che a partire dal prossimo anno farà degli studi relativi al monitoraggio dell’anidride carbonica e di altre emissioni in atmosfera, anche con il contributo economico del Comune. Sono state infine contattate delle ditte fornitrici di prodotti che funzionano da abbattitori microbiologici delle emissioni maleodoranti e che sono di origine naturale e biodegradabili.
«Considerato che la competenza dei procedimenti autorizzativi era in capo alla Provincia, non sotto questa amministrazione comunale, e vista l’assenza di specifica normativa regionale – dice il sindaco – risulta evidente che il Comune, pur avendo a disposizione strumenti molto limitati, ha cercato di dare il proprio contributo anche coinvolgendo altre amministrazioni pubbliche competenti. In ogni caso il ruolo del Comune sarà primario nel momento in cui si dovessero prospettare rischi per la salute della cittadinanza».
Quanto al nodo della collocazione e delle autorizzazioni degli impianti Vivarelli Colonna rimanda alla Regione che è competente in materia: «La collocazione degli impianti è stata decisa in sede delle conferenze dei servizi indette dalla Provincia, al tempo titolare del procedimento amministrativo. Ad oggi, e già da quando sono diventato presidente della Provincia, questa competenza è stata assegnata direttamente alla Regione nel quadro del federalismo amministrativo. Ebbene, il 19 dicembre 2017 è stato introdotto l’articolo 272 bis del decreto legislativo 152/2006 che stabilisce i limiti quantitativi delle emissioni maleodoranti individuando la necessità di indicare prescrizioni e limiti nell’ambito dei procedimenti autorizzativi a carico di impianti nuovi ed esistenti. Mentre altre Regioni hanno già legiferato in materia adeguandosi alle modifiche introdotte, la nostra è ancora sprovvista di norme che fissino limiti quantitativi a queste emissioni». Da parte dei gestori degli impianti, chiosa il sindaco, c’è la disponibilità ad adeguarsi per limitare il disagio dei cittadini (fermo restando, ribadisce il sindaco, «che queste attività rientrano a pieno titolo nell’ambito delle attività agricole compatibili con gli usi consentiti del territorio») ma prima la Regione deve adottare una specifica normativa in merito. —
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