Sicurezza
Strage di pecore, giovane allevatore perde in tutto 24 capi
Sei animali morti, otto agonizzanti e dieci spariti nel bosco. La Cia denuncia: «Lavorare così è un vero suicidio»
SOVANA. Nuova strage di pecore a Sovana. La Cia chiede un tavolo di concertazione con tutti gli attori coinvolti: Europa, Ministero, Regione e Associazioni tutte unite. E reclama che vengano riconosciuti i danni diretti e indiretti dopo una vera strage, accaduta nell’azienda di Mirco Radicon, giovane allevatore trentacinquenne.
Il bilancio parla di sei pecore morte, otto agonizzanti e dieci disperse nella macchia.
«Non ci sono parole per esprimere quello che provo - dice Mirco - in questo momento il dolore per le pecore agonizzanti e per quelle scappate dal recinto è troppo forte. Certo è che così non è possibile continuare; avevo scelto questo lavoro perché seguivo le orme di mio padre e perché credo nel valore dell’agricoltura, nella possibilità che proprio da questo settore possa nascere un futuro migliore. Oggi non so cosa pensare, mi chiedo se il mio amore per la pastorizia possa farmi accettare il magro reddito, una burocrazia opprimente e il fatto che con il mio gregge devo anche sfamare e mantenere i predatori».
«Una doppia tragedia - osserva la Cia - perché oltre al dolore per le pecore straziate e terrorizzate, ora dovrà fare i conti con i danni diretti e indiretti. Una vergogna».
Sono toni duri quelli del presidente di Cia Grosseto Claudio Capecchi e del direttore Enrico Rabazzi, toni che esprimono rabbia per i continui attacchi ad un settore tanto importante quando poco tutelato da chi dovrebbe farlo. «Sono troppi anni che attorno alla pastorizia aleggiano promesse e proclami senza che il problema predatori venga risolto. Un dramma senza fine - precisano Capecchi e Rabazzi - sicuramente anche per la difficoltà delle organizzazioni sindacali a fare squadra. Siamo perciò a chiedere nuovamente di procedere in modo unitario. I pastori, è bene ricordarlo, sono un valore per tutti perché oltre a garantire prodotti di eccellenza certificati e garantiti, tutelano e preservano territori svantaggiati ed impervi. Comprendiamo le difficoltà ma oggi è arrivato il momento di fare delle scelte. Se questo settore non interessa ne prenderemo atto, ma lavorare così è un vero suicidio».
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