Il Tirreno

Grosseto

Cosa finisce nei digestori? Quali verifiche vengono fatte? I quesiti di Legambiente 

Non è un allarme da poter liquidare con una battuta Ne va dei nostri diritti

Angelo Gentili* ; * Legambiente

l’interventoAngelo Gentili*La problematica legata al cattivo odore che si respira in città in questi giorni non è questione di poco conto, proprio perché riguarda la qualità della vita di tutti noi e...

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l’intervento

Angelo Gentili*

La problematica legata al cattivo odore che si respira in città in questi giorni non è questione di poco conto, proprio perché riguarda la qualità della vita di tutti noi e il diritto a un’aria sana, respirabile, non maleodorante. Un diritto che troppo spesso abbiamo dato per scontato.

La responsabilità di quanto sta succedendo a Grosseto potrebbe essere imputabile ai numerosi impianti a biomasse che circondano l’abitato. Pur trattandosi di energia rinnovabile, troppo spesso certe attività sono gestite come impianti industriali, avulsi da ogni rapporto con la ruralità e il territorio. Già in passato era capitato di sottolineare questo aspetto: un legame troppo debole con il mondo agricolo.

Esistono sicuramente percorsi virtuosi, ma più spesso riscontriamo come l’approvvigionamento principale degli impianti sia rappresentato da monoculture dedicate al mais, molto idroesigenti, che mal si adattano alla scarsità di risorse idriche della Maremma. E in più con l’aggiunta, nei digestori, di altri prodotti che andrebbero verificati con grande scrupolo.

Occorre attivare una serie di controlli per verificare meglio come vengono gestiti gli impianti, soprattutto la loro alimentazione e i filtri. I prodotti di scarto di vaga provenienza vanno fermati. Non solo. Si deve appurare in quale modo viene sparso il digestato, se si rispetta quanto previsto dalla normativa vigente in materia di interramenti. Questo per evitare cattivo odore e conseguenti disagi per i cittadini che si trovano a vivere vicino a campi e aree agricole così concimate. Ripeto: stiamo parlando di vivibilità della città e del diritto ad un’aria salubre. Il fatto che a lamentarsi del fenomeno siano gli abitanti di buona parte dei quartieri di Grosseto, deve farci riflettere.

È necessario, da parte degli organismi competenti, spiegare con chiarezza da cosa dipende il cattivo odore, se nasconde o meno procedimenti impropri e se, oltre al cattivo odore, sussiste anche la presenza di sostanze inquinanti nell’aria.

Insomma questo non è un allarme da liquidare con una battuta, da trattare con superficialità e leggerezza, specie in un territorio come la Maremma che ha un grande rilievo proprio per il suo rapporto con l’ambiente e con la vita sana. Occorre un intervento deciso e chiarificatore, così da garantire un diritto essenziale: quello a respirare un’aria pulita, senza puzza.



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