Sicurezza
«La Procura metta i sigilli alla mia casa venduta all’asta»
Sandra Pelosi ha chiesto il sequestro preventivo dell’appartamento di Siena che il 30 novembre dovrà essere lasciato libero
GROSSETO
Poco più di due settimane e poi la casa di via dei Rossi, a Siena, dovrà essere liberata. Non si ferma la procedura nei confronti di Sandra Pelosi, l’imprenditrice senese maremmana di adozione, gravemente ammalata, che proprio per questo motivo nei mesi scorsi aveva tentato il suicidio al Tribunale di Siena, nel giorno dell’asta. Ma Sandra non si arrende e l’altro giorno ha presentato un esposto alla Procura di Siena nel quale chiede il sequestro preventivo dell’immobile, dopo aver rappresentato la storia recente della procedura e sua personale, e chiede di procedere in caso di eventuali reati. Se non dovesse accadere nulla, tuttavia, il 30 novembre gli incaricati del custode giudiziario si presenteranno – anche con un fabbro, se necessario, con la forza pubblica e i servizi sociali – perché l’aggiudicatario, un ufficiale della guardia di finanza, possa entrarne in possesso. Sono stati avvertiti anche il Comune e il 118. Qualora nella casa dovessero essere rinvenuti beni mobili, questi saranno portati in discarica oppure venduti, a vantaggio della procedura di esecuzione.
Una mazzata per Sandra, rimasta vedova nel corso dell’estate, costretta a spostarsi sulla carrozzina, che si aggiunge a quanto emerso nel corso dell’udienza civile che la vede contrapposta alla compagnia assicuratrice per il riconoscimento della natura dell’infortunio subito. L’assicurazione dichiara di comprendere la situazione umana di Sandra ma aggiunge che non si può non tener conto delle pattuizioni precedentemente stabilite. E le conclusioni della perizia, la quinta, stabiliscono, aggiunge il legale della compagnia, che «il diritto della signora Sandra Pelosi alla prestazione indennitaria è impedito dalla considerazione che il trauma fisico – il calcio del cavallo - non provocò effetti diretti, immediatamente riferibili, secondo causalità, al trauma stesso, generatori di postumi valutati a norma di contratto superiori al 60%. Argomento appurato mediante indagine demandata al ctu». E questi spiega che «Gli esiti residuati a Sandra Pelosi in conseguenza delle lesioni patite nell’infortunio del 21.09.2010 sono costituiti da: “Esiti di fratture multiple costali scomposte a sinistra con emo-PNX omolaterale di grado lieve”. Il grado di invalidità permanente causato dai suddetti esiti è inferiore al 60%». Perché ci fu un’infezione ma in occasione di un ricovero nell’aprile-maggio 2014 “tutti gli accertamenti eseguiti escludevano presenza di infezione tubercolare in atto, per cui è ragionevole affermare che la pregressa infezione fosse stata eradicata”. Come a dire che tra il calcio del cavallo e l’attuale situazione clinica di Sandra Pelosi non c’è alcun legame.
«Sono distrutta. Banca Cras e il direttore Ugo De Carolis sono stati di una grande umanità e coscienza quando hanno fatto l’offerta per quel prestito che mi avrebbe consentito di coprire le spese e tenermi la casa. Ma niente è servito!». — P.S.
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