Sicurezza
Impianti offshore di spigole, Legambiente e Wwf all’attacco
Appello al sindaco Casamenti delle due associazioni che tutelano l’ambiente «Sarebbe l’ennesima sciagura». E dall’Argentario Borghini ha già detto no
ORBETELLO. Il progetto destinato alla realizzazione di un impianto per l’allevamento ittico offshore in gabbie galleggianti davanti alle coste della Giannella, tra Talamone e Porto Santo Stefano, incassa i primi no. A chiedere un passo indietro «per salvaguardare l’ecosistema marino e l’economia della costa» sono due associazione ambientaliste, Legambiente e Wwf che congiuntamente hanno espresso il loro parere negativo. La richiesta per accertare se il progetto può diventare realtà – e dunque essere sottoposto a una valutazione di impatto ambientale – è stata presentata lo scorso anno dalla società Acqua Azzurra di Pachino (Siracusa).
L’azienda siciliana avrebbe intenzione di realizzare, a largo della fascia costiera tra Talamone e Monte Argentario, a largo della spiaggia della Giannella, un impianto di acquacoltura in mare aperto tipo offshore. Il progetto prevede l’installazione di quatto reticoli, da otto gabbie ciascuno. In ogni gabbia verranno messi circa 250mila avannotti e ogni anno verrebbero seminate otto gabbie di orate e otto gabbie di spigole per un totale di circa 1. 000 tonnellate all’anno di pescato.
Per Legambiente e Wwf il progetto «rappresenta una criticità notevole per l’ecosistema marino in merito alla quale è necessario accendere i riflettori». «La proposta di realizzare gabbie con materiali eco-sostenibili che non rilasciano sostanze tossiche non servirà a mitigare l’impatto di una simile opera – spiegano le due associazioni ambientaliste – L’impianto per l’allevamento ittico off-shore è senza alcun dubbio troppo invasivo per tutta la costa sud della Maremma. L’impatto sull’ecosistema marino, stando al progetto presentato, sarebbe, infatti, eccessivo. Basti pensare, ad esempio, alla densità del pesce allevato, alla grande quantità di rifiuti, reflui, escrementi e residui dei mangimi che verrebbero riversati in mare e che potrebbero interessare anche l’area costiera”».
Luca Passalacqua, presidente del Wwf Grosseto, spera in una presa di posizione del sindaco di Orbetello, Andrea Casamenti. «Dopo la chiara e netta posizione del sindaco di Monte Argentario, Franco Borghini, ci aspettiamo un’analoga presa di posizione anche dal sindaco di Orbetello per evitare questa ennesima sciagura sul nostro territorio». «L’auspicio – continua Angelo Gentili di Legambiente – è che gli enti preposti rivedano il progetto per eliminare ogni genere di criticità. Obiettivo principale, dunque, è quello di rendere pressoché nulle le ripercussioni sull’ecosistema marino e sulla costa».
Se l’impatto ambientale preoccupa, ad allarmare ancora di più le due associazioni sono anche le ripercussioni sull’economia del territorio. L’indotto turistico, ad esempio – secondo Gentili – «potrebbe risentire non poco di una simile opera come, del resto, a pagarne le conseguenze potrebbe essere tutto il comparto economico già esistente legato alla pesca. Ci auguriamo, quindi, che chi di dovere decida di fare un passo indietro e riveda le proprie posizioni in merito ad un progetto che in questi termini potrebbe mettere a rischio l’intera area». Il sindaco di Monte Argentario ha ribadito il suo “no” al progetto come aveva già sostenuto a ottobre. Diversa la posizione di Luca Teglia assessore all’urbanistica del Comune di Orbetello. «Stiamo facendo le nostre valutazione – dice – Stiamo lavorando al nostro piano operativo e stiamo raccogliendo i pareri degli enti interessati. Vogliamo pianificare anche il nostro mare». –
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