Il Tirreno

Grosseto

Morto il marito, scopre maxi debiti e viene imputata per furto di gas

Pierluigi Sposato
Morto il marito, scopre maxi debiti e viene imputata per furto di gas

Grosseto, all’impianto erano stati messi i sigilli, poi violati: è stata assolta per non aver commesso il fatto. La vedova si è trovata anche con l’abitazione messa all’asta dal Tribunale

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GROSSETO. Quando suo marito era morto nel maggio 2011 - tra l’altro in circostanze tragiche - la signora Liana, oggi poco meno che settantenne, era andata dai vari enti per fare le volture del caso. E aveva fatto l’amara scoperta che il marito aveva lasciato un mare di debiti, per 300mila euro, con la casa mandata all’asta e numerose bollette non pagate. Tra queste anche quella del gas: ben 6.177 metri cubi sottratti fino al febbraio 2012. Per questo furto in concorso con il marito, la signora Liana è stata messa sotto processo: la denuncia era partita in automatico, anche se il gestore non si è costituito parte civile avendo compreso la totale buona fede della donna. E anche il giudice Giovanni Muscogiuri le ha dato ragione, assolvendola per non aver commesso il fatto, come sollecitato dal difensore Alessandro Maria Lecci (anche il viceprocuratore onorario Massimiliano Tozzi aveva chiesto l’assoluzione).

La storia ha un precedente singolare, come ricostruito dal legale: un giorno dell’ottobre 2005 si erano presentati i tecnici del gas per piombare l’impianto. «Le bollette non sono pagate». La donna aveva chiesto spiegazioni al marito, negoziante, e questi aveva risposto che c’erano state spese improvvise e non aveva potuto far fronte alle bollette. «Tranquilla, metto tutto a posto». E in effetti pochi giorni dopo la donna rincasando aveva trovato il marito che l’aveva rassicurata, facendole vedere che l’erogazione era stata ripristinata. La donna aveva creduto che le bollette fossero state saldate e che quindi il riscaldamento della famiglia (in casa anche l’anziana madre di lei) fosse garantito. Così era stato. E che tutto fosse regolare sembrava confermato anche dalle letture periodiche del contatore da parte dei tecnici. Ma le cose non stavano così. Alla morte dell’uomo, la donna era andata dal gestore e aveva scoperto che il marito non risultava cliente: «Forse avrà un altro gestore. Ma stia tranquilla, si risolverà». Il gestore aveva di nuovo interrotto l’erogazione, stavolta dall’attacco esterno. Liana era tornata all’ufficio e aveva scoperto che il marito non era più cliente dal giorno in cui erano stati messi i sigilli. Verosimilmente forzati da lui.

E da lì in poi si era aperto il baratro: «La mia cliente ha scoperto che il marito aveva debiti per 300mila euro - ha detto Lecci - e che la casa era pignorata e stava andando all’asta; il negozio doveva essere lasciato perché sotto sfratto. L’uomo non aveva versato i contributi al figlio impiegato da lui per 20mila euro». Liana è stata costretta ad accollarsi l’eredità, abita ancora nella stessa casa in attesa che il Tribunale la metta in vendita. Ha la solo la consolazione, magra, di essere stata riconosciuta innocente dall’accusa di furto. —
 

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