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Anche Follonica ha piazza Caduti di Nassiriya

Michele Nannini
Anche Follonica ha piazza Caduti di Nassiriya

A quindici anni dalla strage costata la vita a 19 carabinieri e a 9 iracheni, il Comune intitola uno spazio a Senzuno Il ricordo di un testimone

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follonica

Nell’anniversario della strage di Nasiriya la città di Follonica ha inaugurato ufficialmente nel quartiere di Senzuno la piazza dedicata ai caduti dell’attentato alla base Maestrale che quindici anni fa costò la vita a diciannove italiani e nove iracheni.

Presenti alla cerimonia tutte le maggiori autorità civili e militari del territorio fra i quali il sindaco Andrea Benini, la prefetta Cinzia Torraco, il questore Domenico Ponziani, il comandante provinciale dei carabinieri colonnello Carlo Bellotti e il comandante del Savoia Cavalleria colonnello Ermanno Lustrino, il maggiore Luigi Perri, comandante della compagnia di Follonica, e il tenente colonnello Giovanni Quilghini, comandante del reparto Biodiversità.

«Piazza Caduti di Nasiriya – ha detto il sindaco – racconta la storia degli uomini che sono morti in quell’attentato, il senso della loro vita, spiega meglio alle generazioni future chi siamo stati. La presenza degli italiani in Iraq era un sostegno e un aiuto alle popolazioni civili e ancora oggi si vedono i frutti di quell’impegno che ha toccato l’aspetto sociale, di sviluppo ed anche di tutela dei siti archeologici e della millenaria storia della Mesopotamia. L’unità attaccata si occupava di cooperazione e stava a contatto diretto con le persone, quasi come fosse una stazione dei carabinieri sul territorio; l’impegno in paesi difficili come l’Iraq nascondeva un sogno: che dentro la guerra ci fosse modo di sperare in un futuro di pace». Toccante il ricordo del luogotenente Stefano Cuzzupè, comandante della stazione di Follonica, che il 12 novembre del 2003 era in missione a Nasiriya nella base Libeccio, a poche centinaia di metri dal luogo dell’attentato: «Da quella mattina nulla è stato più come prima: ricordo ancora il sangue fra le mani, il fumo, l’odore di esplosivo nel naso. E poi la corsa verso la base attaccata per portare aiuto con l’angoscia nel cuore, il dolore fisico ma anche quello che mordeva l’anima nel vedere tanti fratelli morire. Eravamo là con orgoglio e passione, per aiutare il popolo iracheno a voltare pagina e a costruire la pace, e pagammo un prezzo altissimo».

Presenti anche gli alunni della scuola primaria Rodari e tutte le associazioni combattentistiche del territorio. —

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