Il Tirreno

Grosseto

la storia

Viaggio nella fattoria dove si salvano gli animali dai maltrattamenti

Francesca Gori
Luigi De Vicenti abbraccia e bacia l'asinella Perla (Foto Bf)
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Luigi De Vicenti abbraccia e bacia l'asinella Perla (Foto Bf)

Luigi De Vicenti ne ha già accolti 620 tra i quali due lama «Ci piacerebbe aprire un centro didattico per i ragazzi»  

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GROSSETO.  Aurora ha partorito. Il cucciolo di pony è sdraiato per terra e dorme, sotto gli occhi innamorati della mamma. Poco lontano c’è Perla, un’asina che quando è arrivata a Grancia doveva ancora essere svezzata. Luigi e Serena l’hanno allattata e ancora oggi, quando qualcuno la tocca, lei si attacca alle dita delle mani come a una puppa: “poccia”, come si dice in Maremma.

È un regno quello di Grancia per gli animali che rischiavano il macello o che venivano maltrattati, un regno creato da Luigi De Vicenti che conta, fino a oggi 620 animali e una onlus che si prende cura, grazie al lavoro di quattro volontari, di loro. Ci sono maialini vietnamiti, cinghiali, pony e cavalli. Ci sono mucche, tori, asini e daini ma anche due esemplari di lama, pavoni e struzzi. Uccellini e una volpe cieca e un po’ ritardata che qui sta bene e si diverte: il rifugio degli animali maltrattati è nato tre anni fa quando l’uomo, gestore della stazione di servizio della Esso alle Quattro strade ha creato i primi box su un appezzamento di terreno che aveva acquistato in località Grancia, a pochi chilometri dalla città. Cinque ettari in aperta campagna, su un poggio che guarda da lontano Grosseto, i suoi palazzi, e la quattro corsie. È qui che gli animali vittime di maltrattamenti, sequestrati dalle guardie venatorie, portati in salvo dalle associazioni animaliste e dai carabinieri forestali vengono accolti.

È successo con l’Asl del Lazio, che ha affidato alla onlus cinghiali che erano nati in un gattile o alle guardie della Lega anti caccia che hanno accompagnato alti irsuti al centro di Grancia. Cinghiali che erano in una riserva dove i cacciatori non avrebbero potuto sparare ma che invece erano pronti a imbracciare le doppiette. «Carolina, la mucca pezzata che vedete là in fondo – racconta Serena Arrigucci, la moglie di De Vicenti – è scappata due volte al macello. Sembra incredibile ma quando l’hanno portata quassù pensava di essere di nuovo vicina all’essere uccisa e aveva gli occhi pieni di lacrime». Ora è lì che pascola tranquilla, poco distante dal toro Pallino. Fa impressione, da quanto è grosso: eppure, quando è stato portato a Grancia, era secco scheletrico. «Era stato tenuto legato con una catena lunga un metro e mezzo – spiega De Vicenti – e acquistato da alcuni animalisti che lo hanno liberato e ce lo hanno portato qua. Quello che ora ci piacerebbe fare, con tutto questo spazio e con tutti questi animali, è un centro didattico per le scuole e per i ragazzi». Un modo per trasmettere loro l’amore per gli animali che ha spinto De Vicenti a creare quello spazio magico a pochi chilometri dalla città, dove vivono 250 galline che covano tranquille le uova e muoiono di vecchiaia, senza nessuno che tira loro il collo per farci il brodo, dove i pavoni si riproducono e aprono la ruota per spezzare cuori, dove le Gigi il cinghiale che ha sette mesi e pensa di essere un cane corre incontro a chi visita quello spazio e salta addosso per farsi fare le coccole.
 

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Chiunque può contribuire con una donazione alla onlus che si è costituita ormai più di tre anni fa e che continua ad accogliere animali che vengono portati al centro: gli Enti che usufruiscono di questo tipo di servizio infatti, e che dovrebbero versare contributi, sono in ritardo con i pagamenti e il cibo per ora viene pagato di tasca dall’imprenditore. Ma l’amore per quegli animali è più grande del sacrificio per De Vicenti che ora vorrebbe aprire il grande cancello della sua struttura anche ai ragazzi delle scuole. –
 

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di Redazione web