Il Tirreno

Grosseto

Stupratore seriale: «Mohamed ha sbagliato, deve pagare». La condanna del datore del lavoro

Tommaso Silvi
Stupratore seriale: «Mohamed ha sbagliato, deve pagare». La condanna del datore del lavoro

Il titolare egiziano dell’autolavaggio in cui era assunto il connazionale che ha aggredito una donna in centro: «Sono con lei»  

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GROSSETO. «Siamo dalla parte di quella donna. Mohamed ha sbagliato e ora deve pagare, ma noi con quello che ha fatto lui non ci entriamo niente».

Aveva un contratto a tempo indeterminato il 21enne che due giovedì fa, il 1 novembre, attorno alle sette di mattina, ha aggredito alle spalle una donna di 52 anni che stava andando a lavoro, alle scalette tra il parcheggio degli Arcieri e via Saffi, tentando di stuprarla. A dargli un lavoro è stata la stessa persona che oggi, per lui, non prova alcuna pietà. Il “mostro” di Grosseto, Mohamed Ismail Kamel Elsisi, si guadagnava da vivere pulendo le auto nel lavaggio del connazionale Ramadan Bakr, 33 anni. «Venerdì mattina (il 2 novembre, ndr) lo aspettavamo a lavoro, alle 8, come sempre. Ho provato a chiamarlo, ma aveva il cellulare spento. Dopo abbiamo saputo tutto, ci siamo rimasti malissimo».

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Ramadan ha due autolavaggi a Grosseto, aperti a poca distanza temporale l’uno dall’altro, circa tre anni fa. Uno in via Aurelia nord, un altro in via Fabio Massimo, dove lavorava Elsisi. Dà lavoro a dieci persone, egiziani e pakistani. Una moglie, tre figli, Ramadan vive a Grosseto, dove è arrivato quattro anni fa dopo essere stato a Roma, e prima ancora in Sicilia, nella prima lingua d’Italia su cui ha messo piede, dopo il viaggio in barca dalla Libia. «Mohamed ha fatto una cosa grave, non si mettono le mani addosso a una donna. Voglio che la gente sappia che qui, tra i ragazzi egiziani che lavorano all’autolavaggio, tutti sono convinti che debba essere punito per quello che ha fatto». Mohamed e Ramadan si sono conosciuti circa due anni fa. «Cercava un lavoro, l’ho fatto venire da me», racconta ancora Ramadan. Poi, nel dicembre scorso, Elsisi decise di abbandonare il lavoro. «Mi ha detto che tornava in Egitto. Al suo ritorno, intorno a gennaio, la sua compagna (italiana, di una località poco distante da Grosseto, ndr) ha partorito e lui è rimasto con lei». Fino all’estate, quando Mohamed è tornato a farsi vedere all’autolavaggio.

«Aveva bisogno di lavorare, e io l’ho preso di nuovo facendogli un contratto a tempo indeterminato», dice ancora Ramadan Bakr. Mohamed sul lavoro era preciso, rapido e ordinato. «A volte la sua ragazza veniva a prenderlo all’ora di pranzo, andavano a mangiare insieme. Prima che partisse per l’Egitto, a dicembre, lei veniva spesso. Da quando è tornato, l’estate scorsa, non l’ho più vista, forse le cose tra loro non andavano più molto bene. Ma io queste cose non le so – puntualizza il titolare dell’autolavaggio – e non mi interessano. Ha fatto una cosa imperdonabile. Si è rovinato».

L’attività di via Fabio Massimo, quella dove lavorava Elsisi, la gestisce il fratello di Ramadan, Abou Bakr, 29 anni. E anche lui non ha dubbi: «Non capisco cosa sia saltato in testa a quel ragazzo, non si fanno quelle cose. Non si usa la violenza sulle donne».

Lo sfogo di Abou continua: «Quel gesto in qualche modo rischia di danneggiarci, qui siamo tutti egiziani e se la gente, di noi, si fa una cattiva idea, per colpa di quell’episodio, per noi è un disastro, a livello personale e lavorativo. Ora mi vergogno a uscire di casa, so che non ne ho motivo, ma è cosi».

Ma i fratelli Bakr, ormai, sono molto conosciuti a Grosseto. E il lavoro non manca. Anche dopo il gesto violento e incommentabile del loro connazionale ed ex dipendente, Mohamed Ismail Kamel Elsisi. «L’Italia è il paese che ci ospita, e noi vogliamo osservarne le regole. Ai giovani egiziani che lavorano con me – conclude Ramadan – insegno la cultura del lavoro e della fatica. Mohamed ha sbagliato, deve pagare. Da lui non me lo sarei mai aspettato». 

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