Anche i pastori contrari al piano «Spreco di soldi e niente risposte»
arcidossoLa decisione ormai ufficiale (c’è un protocollo fra Regione Toscana e Comuni, alla firma) di far diventare il parco faunistico del Monte Amiata area per ospitare lupi e ibridi non piace agli...
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La decisione ormai ufficiale (c’è un protocollo fra Regione Toscana e Comuni, alla firma) di far diventare il parco faunistico del Monte Amiata area per ospitare lupi e ibridi non piace agli allevatori. E mentre da Arcidosso si sottolinea la bontà della scelta in nome della tutela dei pastori e dell’incremento di un turismo naturalistico, dall’altra parte si solleva un polverone.
«Si sono raccolte, mesi fa, firme contro questa proposta – rammenta la presidente del Comitato pastori d’Italia Mirella Pastorelli – e le abbiamo presentate in regione e a Arcidosso. Arcidosso non ci ha risposto. Adesso ecco la risposta ufficiale già confezionata. Bel progetto», ironizza Pastorelli.
Secondo Pastorelli la riqualificazione dell’Amiata «non avviene così». Per la presidente è uno «sperpero di soldi». «Se si pensa di rispendere 340mila euro per prendere dieci ibridi, i cittadini lo devono sapere che catturare un ibrido è costato 34mila euro. Sono soldi nostri. E un’altra questione: chi li alimenta questi lupi o ibridi che siano? Saranno ancora loro a pesare nei bilanci comunali come i cani randagi? O per procurarsi cibo fuggiranno fuori dai recinti?».
Di «sperpero» di soldi parla anche Giacomo Franceschelli, agricoltore che abita proprio nella riserva di Monte Labro. «Invece di sprecare i soldi dei contribuenti – dice – la Regione dovrebbe aiutare gli agricoltori. Abbiamo i campi distrutti dai cinghiali e dai daini e gli allevamenti dai lupi. La situazione è tremenda. Monte Labro prima di essere riserva era davvero un giardino. I tanti agricoltori e pastori che vi abitavano, curavano e tutelavano le biodiversità senza bisogno di soldi, ma solo con il loro lavoro. C’erano animali autoctoni, semi e grani antichi. Oggi non è rimasto più nulla e nessuno. I pochi imprenditori presenti sono zitti e muti, intimoriti dalla paura di sopralluoghi e controlli. Purtroppo la battaglia per liberarci dai predatori va fatta tutti uniti. Cosa che non è».
Per Franceschelli «la riserva non ha tutelato un bel niente, nemmeno l’agricoltura, come invece ci era stato promesso. Comunque se c’è bisogno di ibridi e lupi non c’è tanto da andare lontano. A Monte Labro, dove predatori simili non c’erano mai stati, ve ne sono in quantità, anche liberi». —
F.B.
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