Il Tirreno

Grosseto

«Schiaffo a un’alunna», ma non è vero: maestra denuncia una mamma

Alfredo Faetti
«Schiaffo a un’alunna», ma non è vero: maestra denuncia una mamma

Grosseto, l’insegnante è andata in pensione con quell’ombra. L'udienza davanti al giudice di pace: c’è l’accordo

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FOLLONICA. Quel giorno di due anni fa il bambino è tornato a casa dall’asilo e ha raccontato una storia alla madre. Ha detto che la sua maestra aveva dato durante la mattinata uno schiaffo a una compagna di classe, mettendola in punizione, perché questa le aveva risposto male. Inoltre, il piccolo ha raccontato che la maestra aveva poi anche minacciato di riservare lo stesso trattamento anche a lui: «Stai zitto e non dire niente a nessuno altrimenti te ne do altrettante», avrebbe detto la maestra nel racconto del bambino.
La madre sconvolta da queste parole ha subito riferito tutto ai genitori dei compagni di classe del figlio, solo che non era vero niente.

A sciogliere ogni dubbio al riguardo è stato il padre della piccola che avrebbe preso la sberla in questione, il quale prima ha chiesto alla figlia se fosse accaduto davvero sentendosi rispondere di no, e poi, la mattina successiva, è andato direttamente nella scuola constatando con i suoi occhi il buon rapporto tra la figlia e la maestra.

Intanto però ormai la voce si era diffusa e quando la maestra è venuta a sapere dell’accusa ha querelato la madre del bambino per diffamazione, infuriata perché il racconto è stato lasciato al passaparola generale senza che prima sia stata verificata la sua veridicità, contando che a riportarlo è stato un bambino che allora non aveva ancora compiuto cinque anni.

Senza contare poi che questi fatti follonichesi risalgono al novembre 2016, quando erano ancora negli occhi di tutti le immagini dei maltrattamenti nell’asilo di Grosseto e di altri casi analoghi sparsi in varie zone d’Italia.
La voce di uno schiaffo mescolata alle cronache di quei giorni, quindi, sono state considerate una lesione alla reputazione della donna, come è riportato anche sul capo d’imputazione.

In tribunale a Grosseto, le due parti, rappresenta dall’avvocato Domenico Fiorani per la maestra come parte offesa e dall’avvocato Leonardo Latini per la mamma come accusata, si sono ritrovate di fronte al giudice di pace, il quale ha chiesto se c’era la possibilità di trovare un accordo prima di proseguire con il procedimento: il difensore ha tentennato sostenendo che la sua assistita avrebbe riportato il racconto del figlio a una sola persona, facendo venir meno – se accertato– il reato di diffamazione.

Una versione messa in dubbio dal legale dell’educatrice, la quale si è resa comunque disponibile su un possibile accordo, ma solo a patto che venga ristabilita la dignità del suo buon nome, visto che intanto è andata in pensione chiudendo la carriera di una vita con l’ombra di queste voci terribili che poi si sono rivelate del tutto infondate.
 

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