Sicurezza
«La lotta alla criminalità è nostro dovere»
Il sindaco di Follonica aveva denunciato le infiltrazioni mafiose sul territorio dopo l’omicidio di viale Matteotti
FOLLONICA
Il sindaco di Follonica Andrea Benini ha visto con i propri occhi quello che l’atteggiamento mafioso può provocare, anche senza che negli atti della Procura venga contestata l’appartenenza a un clan piuttosto che ad un altro: due famiglie distrutte dal dolore, quella dei fratelli Salvatore e Massimiliano De Simone, il primo ucciso e il secondo ridotto in fin di vita da un proiettile che lo ha centrato davanti all’albergo di famiglia e quella di Paola Martinozzi, la farmacista che passava da quella strada per andare a lavorare. Dal 13 aprile, il giorno in cui esplose la follia omicida di Raffaele Papa, 30 anni, che per vendicare una lite tra la madre dei fratelli De Simone e suo padre, sparò in mezzo alla strada, Follonica non è più stata la stessa e nemmeno il sindaco Andrea Benini ha potuto fare a meno che cominciare a denunciare quello che nella città del golfo tanti dicevano, ma solo a bassa voce. «La mafia c’è - dice oggi, dopo l’arresto del boss della camorra Angelo Orlando - ed è perfettamente inutile far finta di niente. Quello che ho sostenuto dall’inizio è che dove c’è ricchezza, dove c’è la possibilità di investire e fare affari, le infiltrazioni sono presenti».
La Procura non ha contestato l’aggravante del metodo mafioso all’omicida di De Simone. E poche settimane fa, anche l’indagine della Direzione distrettuale antimafia sul commercialista Evans Capuano e sugli altri sette indagati rinviati a giudizio, quell’etichetta è venuta meno: secondo il giudice per le indagini preliminari di Firenze, Angelo Pezzuti, nel sistema di estorsioni che sarebbe stato messo in piedi dal professionista e dai suoi, non si sarebbe utilizzato il metodo mafioso. «Quello che però dobbiamo fare, al di là delle indagini - dice il sindaco - è tenere alta l’attenzione su questi fenomeni in territorio nei quali si fanno affari e dai quali passano fiumi di soldi».
Le infiltrazioni mafiose che danno pensiero agli amministratori non sono quelle che riguardano la presenza di appartenenti ai clan che stanno scontando pene lontani da casa loro e dai loro territori: in Maremma, alcuni boss, sono stati mandati in soggiorno obbligato e qui, spesso, sono rimasti. «I soldi e gli affari: è questo che interessa alla mafia - dice ancora Benini - e su questo possiamo lavorare anche noi amministratori, per creare una coscienza collettiva che ci aiuti a tenere lontano, ad emarginare determinati fenomeni».
Dopo la sparatoria di viale Matteotti e dopo l’indagine sul commercialista, il sindaco Benini chiamò la sua città in piazza e la risposta non si fece attendere: in tantissimi hanno sfilato per le strade di Follonica per dimostrare solidarietà alle famiglie distrutte dai colpi di pistola sparati da Papa e per dire che Follonica, con quel sistema, non vuole avere nulla a che vedere.
«Abbiamo intrapreso un cammino - dice ancora Benini - chiedendo aiuto all’associazione Avviso pubblico che si occupa proprio di lotta alla mafia e organizzando iniziative nelle scuole e in città. La lotta alla criminalità organizzata parte anche da noi: non possiamo e non dobbiamo sottrarci a questo tipo di responsabilità perché le città non devono essere governate da fenomeni malavitosi che le trasformano solo per l’interesse di poche persone». —
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