Gioco
Hashish ed estorsioni: l’impero di “Mazzolino”, il boss che ha infiltrato la Maremma
Grosseto: la famiglia Orlando e gli affari con la mafia siciliana per investire nel nord Italia
GROSSETO. È un nome che in Maremma può dire qualcosa soltanto a chi con Angelo Orlando ha fatto affari. A chi ha deciso, in un modo o nell’altro, di finire nel sistema di riciclaggio di soldi che arrivano nelle casse del clan attraverso due settori principali: quello del traffico di hashish, importato nel Napoletano dalla Spagna e dall’Africa e quello delle estorsioni.
La guardia di finanza di Grosseto è arrivata al cuore della camorra napoletana con questa indagine: quel cuore che batte a Marano Di Napoli dove la famiglia Orlando gestisce i propri affari.
L’eredità degli Orlando è un’eredità pesante: il gruppo è infatti inserito da sempre nel sodalizio dei Nuvoletta e dei Polverino e, a mano a mano che la Direzione distrettuale antimafia di Napoli ha fatto scattare le manette ai polsi ai loro componenti, gli Orlando sono saliti sempre più in alto, assumendo posizioni verticistiche. Antonio Orlando, il capo del clan, è latitante da quasi quindici anni, il fratello maggiore Raffaele “Papele” è in carcere. Insieme a Gaetano, Angelo Orlando è quello che ha assunto un ruolo di spicco, gestendo gli affari di famiglia.
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Le tante indagini condotte dagli investigatori sul clan Orlando hanno messo in evidenza le differenze con le altre famiglie camorriste della Campania, a partire dal legame con la mafia siciliana e con i corleonesi, tanto da ospitarli nella loro tenuta di Marano di Napoli per imparare a utilizzare l’acido per far sparire i cadaveri. Poca violenza, pochi omicidi: il sistema di potere del clan Orlando si baserebbe infatti sul grande potere economico della famiglia che riempie le casse con il traffico di droga importata dalla Spagna e dall’Africa e con il pizzo. Soldi che poi, come ha scoperto la guardia di finanza di Grosseto, guidata dal colonnello Antonio Del Gaizo, venivano investiti nel centro nord Italia. Investimenti nel settore immobiliare e turistico, come hanno messo in luce le indagini delle fiamme gialle maremmane che hanno scoperto intestatari fittizi per impedire la tracciabilità dei beni.
Pochissimi i pentiti: a Marano di Napoli, se qualcuno ha deciso di collaborare con la giustizia, si è poi dovuto confrontare con gli appartenenti al clan che più volte sono entrati nelle abitazioni degli ex affiliati e hanno fatto scoppiare petardi per intimorirli. “Mazzolino”, il boss Antonio, è stato inserito anche nella lista dei 100 latitanti più pericolosi d’Italia: le ultime intercettazioni degli investigatori partenopei però, lo hanno comunque individuato sul territorio dove probabilmente gravita di tanto in tanto per poi sparire nel nulla.
Affari che si sono ramificati negli anni anche in Maremma dove la camorra pare aver trovato terreno fertile per investire i soldi che dovevano essere lavati o per farli transitare da conti correnti che necessariamente dovevano essere intestati a prestanome. L’indagine delle fiamme gialle non si è fermata certamente all’arresto di Orlando: quelle che ora saranno verificate sono le responsabilità di chi ha appoggiato in Maremma gli affari del clan napoletano. —
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