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Uccise lo zio invalido: condannato a trent’anni dopo il ricorso in Appello
In primo grado i giudici avevano punito Claudio Orlando con l’ergastolo: ieri la sentenza al palazzo di giustizia di Firenze «Non lo ha ucciso per i soldi»
castel del piano
Non ha ucciso lo zio per i soldi: per questo dovrà scontare trent’anni di carcere anziché l’ergastolo, come stabilito dai giudici del tribunale di Grosseto che avevano condannato Claudio Orlando, 48 anni per l’omicidio di Antonio Tucci, 71 anni, nella sua abitazione che si affaccia sul “piazzone” a Castel del Piano.
L’udienza in Corte di Appello si è svolta ieri: i giudici fiorentini hanno riformulato la condanna all’ergastolo escludendo un’aggravante che invece era stata contestata dalla Procura di Grosseto, ovvero quella del nesso teleologico. Secondo la ricostruzione del pm, Orlando avrebbe ucciso lo zio per rubare i soldi che l’uomo aveva con sé. Gli avvocati di Claudio Orlando, Maria Pia Di Maio e Francesco Mattiangeli avevano presentato ricorso in Corte d’Appello sostenendo l’innocenza del quarantottenne. I giudici del tribunale di Grosseto avevano invece stabilito che fu il nipote a uccidere lo zio che aveva scelto di restare sull’Amiata dopo la morte della sua compagna, per «un incontenibile scoppio d’ira», senza premeditazione. E con un movente chiaro: i soldi. Claudio
Orlando aggredì lo zio Antonio Tucci fino ad ucciderlo perché quest’ultimo avrebbe fatto resistenza a richieste di denaro oppure perché avrebbe sorpreso il nipote a frugare nel cassetto. A Firenze, i giudici non hanno avuto la stessa granitica certezza dei colleghi grossetani, diminuendo così la pena a trent’anni.
Era il sei dicembre 2015 quando il corpo senza vita dell’anziano fu trovato nella cucina della sua abitazione, in un lago di sangue. L’uomo era stato ucciso a bastonate: a trovarlo fu un’assistente domiciliare che dalla sera prima stava cercando di mettersi in contatto con il settantunenne. La verità emersa durante il processo di primo grado è stata parzialmente rivista dai giudici della Corte d’Appello: Claudio Orlando era stato condannato per aver ucciso a bastonate suo zio per rubargli un po’ di oro e i soldi della pensione. Poi era scappato a Roma dove, qualche giorno dopo la scoperta del corpo dell’anziano, era stato arrestato. L’avvocato Di Maio aveva già chiesto l’assoluzione del quarantottenne in primo grado e, insieme al collega Mattiangeli aveva deciso di ricorrere in Appello, sostenendo ancora una volta che non era stato Orlando a commettere l’omicidio. I due avvocati avevano smontato pezzo per pezzo la ricostruzione fatta dalla Procura, che aveva coordinato le indagini dei carabinieri di Grosseto. Per i giudici Orlando ha ucciso suo zio ma non lo ha fatto per i soldi e nemmeno per il poco oro che lo zio aveva nella sua casa di Castel del Piano. —
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