Sicurezza
«Cantiere Boman nel degrado Il Comune deve intervenire»
la protestaSecondo la teoria criminologica delle finestre rotte disordine urbano e vandalismo possono generare criminalità aggiuntiva. Un edificio abbandonato o un parco trascurato alimentano la...
la protesta
Secondo la teoria criminologica delle finestre rotte disordine urbano e vandalismo possono generare criminalità aggiuntiva. Un edificio abbandonato o un parco trascurato alimentano la violenza. A Grosseto c’è un luogo, davanti alle Mura e in una zona tra l’altro vincolata dalla Soprintendenza, che da anni è in abbandono.
È l’ex concessionaria Falloni, poi negozio Blockbuster, oggi cantiere – fermo da anni – di quello che sarebbe dovuto diventare il palazzo Boman, acronimo di Bonghi-Manetti, dal nome delle due strade su cui si sarebbe dovuto affacciare. Com’è possibile che un angolo di città versi in queste condizioni? Cosa fa il Comune – se qualcosa sta facendo – per sanare questa sacca di degrado? E cosa aspetta a intervenire?
Lo chiede il consigliere comunale Carlo De Martis, capogruppo della lista Mascagni sindaco, che ha depositato in Comune un’interrogazione e una mozione per chiedere che siano restituiti decoro, igiene e sicurezza a «uno degli spettacoli più degradanti di Grosseto», dice. «Un’area in completo abbandono – la descrive – tra le macerie del fabbricato preesistente, lo scheletro di quello incompiuto, e una diffusa presenza sterpi, erbacce e rifiuti di ogni genere, capace di deturpare anche la bellezza delle prospicienti Mura medicee». Una situazione ancor più intollerabile visto che vicino ci sono abitazioni, negozi, un asilo nido e, a pochi passi, anche la fermata degli autobus.
De Martis sollecita il Comune a intervenire ricorrendo ai poteri che gli sono attribuiti dal Regolamento di polizia urbana. «Proprio in questi giorni – dice il consigliere – la nostra comunità si interroga sul tema della sicurezza, troppo spesso ridotto a slogan elettorale per raccattare qualche consenso». Ricette facili? Soluzioni immediate? «Non esistono», dice De Martis, e «certo non sarà il ripristino dell’area di via Manetti la panacea di ogni male», ma, aggiunge, «il persistere e il moltiplicarsi di aree degradate è capace di accrescere molti mali sociali, fino a favorire l’insorgere di fenomeni criminosi». La rigenerazione degli spazi urbani, insomma, come strumento per restituire una città ai suoi cittadini. «Non potremo mai avere un poliziotto in ogni strada, né una telecamera a ogni angolo, sempre che sia auspicabile – dice De Martis – ma potranno essere adottate politiche per restituire decoro alle aree più degradate e, dove possibile, reinsediare attività economiche».
La stessa amministrazione comunale del resto sta applicando questo strumento in centro storico, col progetto Pop Up Lab, promosso e finanziato dalla Regione. A giorni apriranno 22 negozi. «Un esempio virtuoso – dice De Martis – ma la nostra città non può essere amministrata solo attraverso interventi una tantum. Dopo oltre due anni di governo trascorsi nella gestione dell’ordinario, possiamo pretendere che dagli scranni di piazza Duomo comincino a uscire progetti di ampio respiro capaci di affrontare il problema del decadimento della vivibilità della nostra città?».
Intanto qualcosa sembra muoversi per palazzo Boman. Lo annuncia al Tirreno Marco Panicci, amministratore delegato della Pan.Re, società immobiliare che nel 2008 ha comprato il patrimonio esistente della famiglia Falloni e ha avviato l’operazione immobiliare di palazzo Boman.
«Lo scorso 27 giugno – spiega – la società ha presentato domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo in continuità aziendale. Il tribunale ci ha dato le autorizzazioni necessarie, ha fatto le verifiche mensili e così presenteremo la richiesta di processo esecutivo di concordato entro l’8 dicembre. Doveva essere presentato entro domani (oggi) ma l’attestatore esterno ha avuto bisogno di una proroga. Una volta omologato, ripartono i lavori e entro 12 mesi il cantiere viene completato. Nel frattempo sarà presidiato mattina e sera». Panicci respinge poi le accuse di abbandono e degrado: «Abbiamo ricevuto dal Comune tutte le dovute segnalazioni e abbiamo sigillato l’area. Le accuse sono solo speculazioni», dice.
L’operazione, iniziata esattamente un anno fa e del valore di 10 milioni di euro, avrebbe dato un volto nuovo a uno degli angoli più strategici del centro storico, l’anello che circonda le Mura davanti al bastione Garibaldi. E invece, cinque anni dopo la scadenza fissata per il taglio del nastro e dopo diverse aste andate deserte, il cantiere resta fermo, lo scheletro dell’ex garage è ancora lì e dei 33 appartamenti di lusso e della galleria commerciale non c’è ombra. —
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