Il dolore
Tre amiche creative per un salotto aperto
Stilista, pittrice e fotografa aprono in centro Spazio Lumina Vendono capi moda e oggetti d’arte e c’è tempo per un caffè
grosseto
Una stilista, una pittrice, una fotografa. Ci sono tre giovani amiche con tre inclinazioni artistiche diverse. E c’è un progetto d’impresa nel quale i risultati delle loro abilità creative si legano con un filo rosso: e si contaminano. Prenderà forma in uno dei 22 fondi sfitti del centro storico, nei quali dal 16 novembre le luci torneranno ad accendersi grazie a Pop up Lab, la fucina con cui l’Amministrazione comunale – con il sostegno delle associazioni di categoria del commercio e di Banca Tema – intende far tornare a battere il cuore della città. È una sfida. È un cantiere aperto nel quale Il Tirreno ha cominciato a curiosare: perché dietro ad ogni vetrina che brilla di nuovo non c’è solo un’attività commerciale ma ci sono storie, sogni, aspettative.
Al numero 9 di via Garibaldi – il fondo che per anni ha ospitato il negozio di oggettistica e cartoleria “Punto interrogativo” – apre “Spazio Lumina”, nome originale di un progetto che ha la sua filosofia di vendita e di approccio: la spiegano al Tirreno Irene Silvestri, designer e stilista, Natalia Cellini, pittrice e ceramista, Valentina Calosci, fotografa, e lo fanno cominciando dallo “spacchettare” il nome. Spazio sta per il luogo fisico nel quale troveranno una culla i prodotti artistici che le tre amiche venderanno: dai capi di abbigliamento di Irene, alle ceramiche di Natalia, alle foto di Valentina; ma sarà uno spazio aperto, che non si configura con un’identità rigida di vendita: sarà anche un contenitore (di servizi) nel quale chiunque potrà aggiungere il proprio contributo, tant’è che le tre ragazze apriranno la porta a chi vorrà presentare libri, cortometraggi, film; e per essere ben accolti, non servirà – per forza – acquistare: «Allestiremo un salottino – dicono – dove si potrà prendere un caffè o ascoltare della musica, è un modo nuovo per avvicinare il cliente al prodotto». E Lumina indica la luce che all’improvviso risplende dopo un evento apocalittico, o – se vogliamo – dopo aver dato l’invio al tasto reset: ecco perché il progetto d’impresa di queste tre giovani donne sembra in perfetta sintonia con lo spirito di Pop up Lab, la “fabbrica” del rilancio dopo la tempesta della crisi economica che ha spento le luci in tante botteghe del cuore della città.
Spazio Lumina sarà un luogo di vendita ma anche di produzione. Sul retro del concept store, Irene progetterà vestiti su misura: “White Mouths” è la griffe dei suoi abiti modulari, cioè che si scompongono e ricompongono a secondo dell’occasione o dell’umore.. Anche Valentina e Natalia hanno intenzione di utilizzare il retrobottega come laboratorio creativo: Valentina scatta sia in analogico che in digitale coltivando una ricerca introspettiva, passa dal colore al bianco e nero purché –dice – sia funzionale al messaggio. Natalia realizza ceramiche con la tecnica tradizionale della maiolica e con l’antichissima tecnica Raku che arriva dal Giappone; e esporrà anche i suoi gioielli– sculture in ferro – pezzi unici – che riecheggiano lo stile che usa anche in pittura, l’assemblaggio: di pietre, per esempio, come l’ardesia e l’agata originalmente incastonate in chiodi e ferri-vecchi. –
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