Il Tirreno

Grosseto

maiano lavacchio: la storia e il futuro 

La strage, la memoria, l’arte viste con gli occhi dei liceali

Francesca Ferri

Studenti e studentesse del Rosmini creano installazioni ispirate ai Martiri d’Istia  nella scuola simbolo dell’eccidio. Domani la mostra. In anteprima ecco l’atelier

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Porte chiuse che simboleggiano il passaggio dalla vita alla morte. Pareti schizzate di rosso come il sangue delle vittime. Hanno tra i 16 e i 19 anni, molti di loro non conoscevano la storia della strage di Maiano Lavacchio, ma tutti hanno saputo trasformare le loro emozioni in lavori artistici che trasportano la tragica vicenda degli undici ragazzi, poco più grandi di loro, uccisi dai fascisti nel 1944, in un linguaggio contemporaneo fatto di installazioni. Elaborate proprio nel cantiere che trasformerà l’ex scuola elementare simbolo della strage in un luogo di memoria, studio e incontro, secondo il progetto di riuso voluto dall’Isgrec e firmato dall’architetto Edoardo Milesi.

E mentre la “Casa della memoria al futuro” è in (ri)costruzione – Banca Tema è aperto un conto corrente dedicato alla raccolta dei fondi: IT78I0885114301000000209599 – il cantiere edile è anche cantiere artistico.

Loro sono infatti 18 studenti e studentesse del liceo Rosmini e da due giorni lavorano nell’ex scuola con l’artista Roman Krocke, per il progetto Erasmus plus “Our memories and I”. Il Tirreno ha visitato in anteprima l’atelier ieri. Ed ecco Elisa Gamberi e Siria Di Felice, 17 anni, che con le compagne di 4ª E Giorgia Cipolla e Selime Pashollari hanno creato un’installazione formata da un tavolo e una sedia davanti a una porta chiusa dove sono attaccati tastiera e video con la foto storica delle 11 vittime. Elementi che calano in un’atmosfera familiare e angosciante al tempo stesso. Lì accanto Elisa Cheli, Chiara Avvento e Alice Albiati, 17 anni di 4ª F, mostrano “The bloody swing”, installazione composta da un’altalena e una parete insanguinata «per esprimere il contrasto tra la purezza di questi giovani e la realtà che hanno vissuto». All’ingresso della scuolina campeggia l’opera di Edoardo Bramerini, 16 anni, di 4ª F, con il murale “Try not to fail again” (cerca di non sbagliare di nuovo), ricco di elementi, tra cui scritte ispirate agli ideali della Rivoluzione francese e un caricabatterie come monito perché si connetta il cervello prima di agire. Laura Minelli e Ida Castellaneta, 18 anni, della 5ª E, hanno creato “La scatola della memoria” con la data della strage e un orologio fermo alle 9.10, l’orario della fucilazione.

Merve Bera Eskin e la compagna di 5ª E Busra Bozuyla, 18 e 19 anni, raccontano invece “Il profumo dell’immortalità”, installazione fatta con undici lampadine nere, «simbolo della vita che si è spenta». Intorno rosmarino e carbone, che ricordano la Maremma e l’Amiata. Elettra Berti, 16 anni, 4ª F, ha realizzato da sola un muro con mattoni fatti di fili rossi, simbolo di libertà di espressione, e un cappio che ciondola accanto. Sul muro c’è anche la lettera “G”. «Mio nonno si chiamava Giovanni e fu fatto prigioniero in Africa. Conservo una sua lettera che scrisse il 7 gennaio 1941. E io sono nata proprio il 7 gennaio», racconta. Sulla libertà di espressione è incentrata anche l’opera di Francesca Costanzo e Gaia Caudai, 17 anni: una stampante nera che sforna veline di regime e sopra frammenti di specchi con messaggi di pace che esplodono in un arcobaleno. Una lavagna è infine al centro dell’opera di Lavinia Tarentini, Giulia Meneghini e Giulio Giovannini, 17 anni di 4ª F, autori di “Ritorno a casa”, ispirata alla lavagna dove i fratelli Matteini scrissero l’ultimo messaggio alla mamma prima di essere fucilati. —

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