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Grosseto

la lectio magistralis a grosseto 

Economia, la riforma urgente spiegata da Carlo Cottarelli

Gabriele Baldanzi
Economia, la riforma urgente spiegata da Carlo Cottarelli

Il professore ospite del Rasoio di Occam ha parlato a circa 300 persone nell’aula magna del Polo universitario. Spread, debito, burocrazia: ecco l’analisi

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GROSSETO. Una platea di oltre trecento persone, l’altra sera, ha seguito per due ore la lectio magistralis di Carlo Cottarelli nell’aula magna del Polo universitario cittadino. Un evento organizzato dall’associazione Il Rasoio di Occam e introdotto dalle parole del suo presidente Bruno Detti e dal saluto della prorettrice vicaria dell’Università di Siena Sonia Carmignani.

«In questa stagione faccio il predicatore itinerante – ha detto scherzando Cottarelli in apertura – un ruolo che non avrei mai pensato di svolgere. Perché lo faccio? Perché i cittadini vanno “toccati”, perché è necessario far sapere in quali acque navighiamo, di quali e quanti sacrifici ci attendono, a prescindere dai governi. Racconto la cruda realtà dei numeri e il rigore di cui necessitano i conti pubblici italiani». In platea, in prima fila, anche due assessori della giunta Vivarelli Colonna: Riccardo Ginanneschi e Giacomo Cerboni.

ZERO POLITICA
Chi si attendeva previsioni pessimistiche, infauste, ha riscontrato invece concretezza, realismo. Il professore, senza mai fare considerazioni politiche, mantenendo sempre un profilo neutro, si è detto preoccupato – da economista – dai rischi insiti nella manovra del governo. Prima ha snocciolato numeri, prospettive, soluzioni; poi ha parlato di ciò che accadrà dopo il 13 novembre (quando probabilmente la Commissione europea avvierà la procedura di penalizzazione dell’Italia), infine ha ricordato il caso greco. Una preoccupazione mischiata a battute e sorrisi, sullo sfondo un filo di ottimismo.

SPREAD
“Mister forbice”, attualmente direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha fatto il punto della situazione spiegando come al momento non ci siano ancora le condizioni per evocare i momenti drammatici del 2011, quando cadde il governo Berlusconi. «Tuttavia, per reggere lo spread a 300, che può anche essere possibile, serve che non ci siano choc internazionali, che tutto fili liscio. E ci vuole fortuna… Se lo spread rimane intorno a 300, come adesso l’aumento della spesa per interessi, rispetto al Def precedente, è di sei miliardi e si moltiplicherà nel tempo, anno dopo anno. Se dovesse aggiungersi un rallentamento delle stime di crescita della Germania e dell’Europa, come già si profila con il terzo trimestre del 2018, le cose cambiano e l’Italia va subito in recessione e crescerà ancora il rapporto debito-Pil. La nave rischia di inabissarsi».

DEBITO PUBBLICO
La visione di Cottarelli, che è stato per anni direttore esecutivo nel board del Fondo Monetario Internazionale, è diversa da quella del governo gialloverde. «Un Paese con un debito già così alto non può pensare che la domanda interna e la spesa pubblica siano il motore di una ripartenza, della crescita. Io credo che dobbiamo guadagnare competitività e usare la domanda estera, le esportazioni come canale della crescita. È nel nostro dna. Siamo sempre stati un Paese esportatore. Negli ultimi vent’anni la crescita delle esportazioni è stata meno della metà del tasso di crescita della Germania e inferiore a quella di Francia e Spagna. Abbiamo perso treni importanti e ora, in un momento difficile, siamo chiamati a recuperare. Il governo del cambiamento ha scelto una strada. Vediamo dove ci porta».

ECCESSO DI BUROCRAZIA
Sull’argomento che più sta a cuore al Rasoio di Occam – la proliferazione di enti che ostacolano chi vuole fare – Cottarelli ha insistito a lungo. «È uno dei sette peccati capitali che affliggono l’economia». Ma quali sono i sette peccati capitali, anzi i sei più uno? «Divario Nord-Sud, corruzione, lentezza della giustizia civile, evasione fiscale, crollo demografico, eccesso di burocrazia e la difficoltà a convivere con l’euro. Tutte problematiche, euro a parte, – sorte e accantonate molto prima del 2000. Abbiamo un reddito pro capite che è tornato a essere quello di vent’anni fa – ha aggiunto Cottarelli – evadiamo un po’ meno, ma sempre troppo rispetto agli altri Paesi europei. La lentezza delle giustizia civile, seppure in lieve miglioramento, è eccessiva. I 31 miliardi annui di costi per la burocrazia pesano sulle piccole e medie imprese. Abbiamo 34 mila centri di spesa pubblici e 12 mila diverse procedure di acquisto... Non aggiungo altro».

Il messaggio finale è chiaro: è rimasto poco tempo per riformare l’economia italiana, mentre le agenzie di rating stanno alla finestra con le “B” e i “meno” nel taschino. «Non si può sperare che il mare resti sempre tranquillo, che alla fine in qualche modo ce la caviamo» – ha concluso Cottarelli. Poi gli applausi, i saluti, due foto, lo zaino sulle spalle e via verso Siena. —
 

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