Il Tirreno

Grosseto

Dopo la crisi lo Stato ha drenato risorse a Regioni, Comuni, Province «E i governanti locali invece di protestare mettono beni all’asta» 

Patrimoni pubblici in svendita La sconfitta degli enti locali

SILVANO BRANDI

LA LETTERAMi domando: quando tutto il patrimonio degli enti locali (realizzato con tanti sacrifici dei cittadini) sarà venduto, cosa i sindaci e i presidenti di provincia venderanno? Patti di...

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LA LETTERA

Mi domando: quando tutto il patrimonio degli enti locali (realizzato con tanti sacrifici dei cittadini) sarà venduto, cosa i sindaci e i presidenti di provincia venderanno? Patti di stabilità, piani di risanamento, tagli agli enti locali li hanno costretti a dolorose revisioni della spesa; tutto ciò ha contribuito a far stringere la cinghia a Regioni, Comuni, Province. Con il risultato che gli enti locali hanno privatizzato i servizi sociali, educativi e culturali, le Regioni hanno effettuato tagli alla sanità che hanno messo in seria difficoltà i cittadini e i lavoratori.

Mentre prima della crisi gli enti locali contribuivano all’avanzo primario nazionale solo per il 7,7% nel 2007 e per il 4,7% nel 2008 (4 miliardi su 52,1 e 1,6 miliardi su 36,5), nel 2015 e nel 2016 il loro apporto è salito al 31,2% e al 27, 5% rispettivamente (7,9 miliardi su 25,3 e 7 miliardi su 25,5). L’indebitamento degli enti locali rispetto al debito nazionale non ha mai superato il 2,4%. su un debito statale che inesorabilmente continua a crescere fino a raggiungere (2018) 2341,7 miliardi.

E gli amministratori locali invece di chiamare alla protesta i cittadini che li hanno eletti, per far sì che questa situazione avesse fine, che fanno? Si mettono a vendere il patrimonio pubblico, e sono anche cattivi commercianti, perché dovrebbero sapere che, per le leggi di mercato, quando tutti vendono i prezzi scendono. Inoltre vendono il patrimonio pubblico senza un serio e costruttivo confronto con i cittadini faccia a faccia, per stabilire cosa debba essere venduto e cosa debba essere messo a disposizione degli stessi. Ormai l’esperienza derivante da diverse decine di anni ci insegna che le aste per la vendita del patrimonio pubblico vanno deserte per far scendere i prezzi, dopodiché la grande percentuale di questi beni è appannaggio della grande finanza speculativa che al 99% chiede ai Comuni il cambio di destinazione d’uso e le immette sul mercato ricavando lauti guadagni.

Ha dato una mano a svendere il patrimonio pubblico agli enti locali anche la Cassa depositi e prestiti (dove molti cittadini depositano i loro risparmi attraverso Poste Italiane) attraverso il Fondo Investimenti e Valorizzazione. Nel suo sito si può leggere: «Le politiche di gestione del Fiv Comparto Extra prevedono che gli immobili potranno essere rivenduti sul mercato sia nello stato in cui si trovano, sia dopo attività di valorizzazione, sia ancora dopo attività di vero e proprio sviluppo e trasformazione edilizia. La quasi totalità degli immobili, precedentemente utilizzati per uso pubblico, non sono a reddito e necessitano di importanti opere di ristrutturazione. Per la gran parte, gli immobili sono stati oggetto di procedure di valorizzazione da parte della precedente proprietà e hanno destinazioni urbanistiche compatibili con utilizzi privati e di mercato».

Mi domando quando tutto questo avrà fine? Si dovrà arrivare al punto della Grecia? Mi farebbe piacere sapere cosa ne pensano i cittadini. —

SILVANO BRANDI



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