Sicurezza
Stupratore seriale, il racconto di chi lo ha fatto arrestare: «Mi diceva che mi avrebbe pestato»
Grosseto, il collega della donna aggredita da Elsisi non ha mollato la presa: lo ha seguito fino a via Senese e ha chiamato i carabinieri
GROSSETO. Lo ha «braccato come un segugio», senza lasciarlo nemmeno un attimo. Per un’ora ha camminato un passo indietro a Mohamed Ismail Kamel Elsisi, l’egiziano di 21 anni arrestato dagli uomini del nucleo operativo e radiomobile dei carabinieri dopo la brutale aggressione subita dalla sua collega, sulle scalette che dal parcheggio del vallo degli Arcieri portano a via Saffi. Dal centro, fino a via Senese, dove il quarantunenne si è fermato all’hotel Airone per avvertire i militari del norm che Elsisi si stava dirigendo verso l’ospedale. «Nella fretta di andarlo a cercare - racconta - avevo lasciato il telefono nella struttura dove lavoro. Per avvertire i carabinieri che si erano messi subito al lavoro, ho dovuto chiedere di telefonare dall’albergo. Era il primo novembre e non c’era nemmeno un bar aperto».
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Il quarantunenne stava aspettando la sua collega che doveva arrivare a dargli il cambio. «Quando l’ho vista aveva i vestiti tutti strappati - dice - pioveva, era tutta bagnata e coperta di fango e aveva la faccia gonfia. Ha appena accennato a quello che era appena successo: sono corso subito fuori e sono salito sulle Mura».
Di Elsisi, però, non c’era traccia. «Stavo quasi rientrando dopo aver fatto il giro quando ho visto un ragazzo con i vestiti sporchi di fango - spiega - Mi sono avvicinato e ho visto che aveva dei graffi in faccia. Gli ho detto che sapevo che cosa avesse fatto e ho cominciato a seguirlo». Il collega di lavoro della donna brutalmente aggredita sulle scalette, quando l’ha vista arrivare al lavoro, aveva già chiamato i carabinieri e l’ambulanza. I militari si erano messi sulle tracce del ragazzo. «Prima mi ha detto di essere caduto - dice - poi di essere stato picchiato da un gruppo di albanesi. Io ho cercato di non perderlo di vista, continuavo a parlargli e a dirgli che sapevo cosa avesse fatto. L’ho sfidato, ma nonostante questo lui ha continuato a camminare, voltandosi ogni tanto per dirmi che mi avrebbe pestato se non me ne fossi andato, che mi avrebbe ammazzato».
Il quarantunenne non ha avuto paura: lo ha seguito in centro, tra i bar chiusi e le persiane serrate, alle sette del mattino di un giorno di festa, fino ad arrivare in piazza Volturno. «Voleva andare all’ospedale - dice - parlava male, sputava sangue. Ho pensato che la mia collega durante la colluttazione lo avesse ferito ma non sapevo che gli avesse staccato un pezzetto di lingua. Avevo lasciato il cellulare al lavoro e non sapevo come fare ad avvertire i carabinieri, fino a quando sono arrivato all’hotel Airone e le ragazze che erano alla reception alle quali mi sono rivolto, mi hanno fatto fare una telefonata». Elsisi intanto, con la lingua che sanguinava e gli abiti sporchi di sangue, si stava dirigendo verso l’ospedale. I carabinieri sono arrivati prima, all’altezza di Mc Donald, dove hanno fatto scattare le manette ai suoi polsi.
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