Proteste
Angelo, il custode dei re nel silenzio di Montecristo
Cataldo, marò gigliese, fu scelto personalmente da Vittorio Emanuele III. Per 10 anni “presidiò” l’isola e fu familiare dei Savoia. Oggi un museo lo ricorda
ISOLA DEL GIGLIO. La recentissima inaugurazione del centro visite della riserva naturale biogenetica di Montecristo – un antico fabbricato che un tempo fungeva da casotto dei pescatori e adesso da piccolo museo – ha riportato alla luce la storia e la vita di Angelo Cataldo, a cui è dedicata una sezione e alcuni pannelli dell’esposizione contenuta in questa struttura di accoglienza nell’isola dell’Arcipelago Toscano, in acque livornesi.
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IL MARO' DEL RE
Cataldo, gigliese, scomparso a novant’anni anni nel 1996, è stato – nella varia umanità che ha abitato Montecristo negli ultimi secoli – colui che vi è rimasto più a lungo: ben dieci anni, come soldato nel corpo di brigata dei marò regi, al seguito dei Savoia. È grazie ai discendenti – i nipoti David, Dorica e Angela – che hanno donato all’Ente Parco lettere e oggetti appartenuti ad Angelo – se un pezzetto di storia dell’isola più affascinante, inaccessibile e inospitale è oggi pubblica.
DIECI ANNI CON I SAVOIA
Angelo Cataldo ha vissuto la famiglia Savoia per dieci lunghi anni, quelli più difficili per la corona. In quel tempo “infinito” lui, isolano, ha insegnato a nuotare e pescare a Maria Pia e Vittorio Emanuele, è uscito in barca centinaia di volte con la regina Elena. E sia il Re Soldato, Vittorio Emanuele III (che lo aveva personalmente scelto e arruolato), sia l’ultimo sovrano Umberto II, lo trattavano come una persona di famiglia.
IL LEGAME, LA NOSTALGIA DI CASA
«A Montecristo – raccontano i nipoti – nostro nonno svolse il servizio militare dal 1935 al 1945, vivendo sempre a stretto contatto con la famiglia reale. Una scelta che a un certo punto, come emerge da alcune missive, iniziò a pesargli; al Giglio aveva infatti moglie e figli – nonna Milena e i nostri padri Giuseppe e Andrea – che vedeva solo sporadicamente. Nel pannello che campeggia al centro visite di Montecristo c’è scritto, giustamente, che il Re in persona lo volle al suo fianco nella dimora di Montecristo, poiché isolano da generazioni, e gli fece prestare servizio, unico tra i soldati della guarnigione, all’interno della villa reale, a difesa della stessa. Per oltre un decennio rimase su Montecristo occupandosi della protezione dei membri e degli ospiti della famiglia Savoia, a volte impegnati nelle battute di caccia, a volte di pesca, o in escursioni. Compiti che svolse anche durante la Seconda Guerra Mondiale, capeggiando la batteria di marò regi (rinforzata da alcuni tedeschi) posta a protezione di Montecristo».
L'AMICO VITTORIO EMANUELE
«Con il Re Vittorio – proseguono David, Dorina e Angela – il nonno aveva un rapporto confidenziale, di stima reciproca. Lo descriveva come un uomo intelligente, poco loquace, dai rari sorrisi, legatissimo a Montecristo, dove trascorreva molte settimane all’anno. Non solo in estate».
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COMANDANTE DI GUARNIGIONE
Fino al 1935 sull’isola c’erano soltanto i guardiani della casa, ma quando iniziarono a soffiare venti di guerra, il Re stabilì che l’isola fosse custodita e protetta da un vero e proprio presidio militare. E chi poteva comandare la guarnigione meglio di un gigliese, che conosceva perfettamente il mare, i venti, il meteo, i traffici e le isole vicine? Ma per Angelo non deve essere stato facile. Nelle lettere che scriveva da Montecristo chiedeva che gli venisse portata la sua barca, perché si fidava di più del suo motore che delle bagnerole che metteva a disposizione la Marina militare italiana. E poi, sempre ai familiari, al padre e al fratello Giuseppe, chiedeva che si muovessero, a Roma, per fargli avere qualche licenza in più.
LA REGINA PESCATRICE
Il compito principale di Angelo era quello di tenere a distanza pescatori e naviganti che a volte si fermavano sull’isola e che non erano graditi quando i reali vi soggiornavano o avevano diplomatici e ospiti importanti. «Ma la regina Elena, a detta di mio nonno – conclude David Cataldo, l’unico tra i nipoti rimasto al Giglio – non la pensava così. Lei era un’appassionata di pesca e aveva un buon rapporto con i frequentatori saltuari dell’isola. Fu proprio Elena a pretendere la costruzione dell’annesso di Cala Maestra che oggi ospita il centro visite. Nonno ci raccontava spesso di lei con i guanti di seta bianchi, a pescare intorno a Montecristo, mentre il re prediligeva la caccia ai mufloni. Per assecondare la passione della regina, in un’altra lettera, nonno Angelo chiese a suo padre di portargli alcuni attrezzi per la pesca».
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