Il Tirreno

Grosseto

Pestato a sangue in piazza da tre uomini

Francesca Ferri
Pestato a sangue in piazza da tre uomini

La denuncia su Facebook di un 42enne: «Colpito da dietro e preso a calci». La polizia vede il post e lo rintraccia

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GROSSETO. «Mi hanno colpito da dietro, alla caviglia, con un calcio. E poi hanno continuato a prendermi a calci. Erano in tre, adulti. Non ricordo niente, non so chi fossero». A tre giorni dall’aggressione a una grossetana di 50 anni, che giovedì mattina un ventenne egiziano ha tentato di stuprare sulle scale che da via Saffi portano al parcheggio degli Arcieri, il centro storico di Grosseto diventa di nuovo teatro di violenza. A mezzo chilometro di distanza, sempre vicino alle Mura, nella notte tra sabato 3 e domenica 4 un grossetano di 42 anni è stato aggredito da tre uomini.

Racconta lui stesso al Tirreno cosa gli è accaduto ma a patto di rimanere anonimo. «Ho paura», spiega. Racconta di un sabato sera come tanti in centro. «Ero andato a cena fuori con la mia compagna e suo padre – racconta – poi siamo andati a prendere un gelato. Alla fine della serata mi sono avviato a casa a piedi».

In piazza Esperanto, il parcheggio appena fuori porta Vecchia, l’uomo sta camminando. «Ero solo – dice – era circa l’1,30 di notte. Ero sulla strada dal bar Ritual al bar pasticceria all’altro angolo, verso il mercato coperto, quando qualcuno mi ha dato un calcio alla caviglia da dietro e poi mi ha preso a calci». Il malcapitato parla di «tre uomini adulti, italiani che non conosco». Al telefono non sa neanche spiegarsi il motivo. «No, non ricordo cosa mi hanno detto mentre mi colpivano», dice.

La fine dell’incubo sarebbe arrivata grazie all’intervento di due ragazzi «che passavano di lì e hanno chiamato l’ambulanza». Alle 2 è al pronto soccorso. Nel frattempo gli aggressori si sono dileguati.

Il quarantaduenne viene medicato. Ha una ferita sulla fronte che viene ricucita con otto punti, e una vicino all’orecchio, ricucita con tre punti. Gli occhi sono lividi, il corpo indolenzito dalle botte.

A distanza di poche ore l’uomo si scatta una fotografia e la pubblica su sul suo profilo Facebook: il volto tumefatto, la ferita sulla fronte da cui spunta il filo di sutura, il sangue che cola dall’orecchio destro. «Stasera mi hanno picchiato in tre persone», scrive. In poche ore raccoglie una valanga di reazioni, insulti agli aggressori, messaggi di solidarietà. Qui parla di «35 euro» che potrebbero essere alla base dell’aggressione, poi dice di aver «perdonato gli aggressori». Dopo poco il post scompare. «Mi hanno detto di toglierlo – spiega al Tirreno – e io ho anche paura che mi vengano a cercare».

Appare, al mattino, invece, al portone di casa sua, una pattuglia della polizia, che ha visto foto e commenti on line e si è precipitata. L’uomo non vuole fare denuncia. «Voglio prima parlare con l’avvocato», dice al Tirreno. Gli agenti raccolgono comunque le sue dichiarazioni e avviano le indagini. Che dovranno chiarire molte circostanze.
 

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