Il Tirreno

Grosseto

Stupratore seriale: «Il tragitto fra casa e lavoro non può essere un rischio»

Gabriele Baldanzi
Stupratore seriale: «Il tragitto fra casa e lavoro non può essere un rischio»

Grosseto, la consigliera provinciale Parlanti raccoglie proposte: «Noi esposte a rischi più gravi nelle zone franche»

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GROSSETO. La consigliera di parità della Provincia di Grosseto, l’avvocata Laura Parlanti, nominata esattamente un anno fa con decreto del ministero del Lavoro e delle politiche sociali, ha – tra i suoi compiti – quello di promuovere e vigilare l’attuazione dei principi di uguaglianza, di pari opportunità e di non discriminazione, incentivando e promuovendo azioni positive per eliminare le disparità di genere. Con lei Il Tirreno ha parlato di prevenzione rispetto a ciò che è accaduto a Grosseto nei giorni scorsi: la donna aggredita e sfuggita a uno stupro a conclusione del turno di lavoro.

Da donna, avvocata, con un ruolo di rappresentanza istituzionale in materia di molestie, violenze, prevaricazioni, disparità di trattamento, cosa possono fare istituzioni come la Provincia di fronte a fatti così gravi?

«Sapere che nella nostra città una donna, uscita dal lavoro, ha subito la più terribile delle aggressioni, lascia sconvolti. Il mio pensiero va, in primo luogo, alla nostra concittadina, una donna coraggiosa, che ha avuto la capacità di reagire, che ha trovato la forza di sottrarsi alla violenza, ma che porterà per sempre dentro di sé una ferita».

Torniamo alla domanda.

«La consigliera di parità non si occupa direttamente di sicurezza. La legge, però, mi consente di proporre e sostenere azioni finalizzate ad affrontare e risolvere la questione della discriminazione. Faccio un esempio: nel nostro piccolo, in questa fase, sono a disposizione per raccogliere proposte che possano contribuire a rendere più sicure le donne che lavorano. Penso, appunto, alle operatrici del mondo della sanità, che fanno il turno di notte al Misericordia, alle donne che lavorano in centro, alle dipendenti di imprese di pulizie, alle sue colleghe giornaliste, anche alle libere professioniste che restano in studio fino a tardi e lavorano anche nei giorni festivi».

Donne che non si sentono sicure. E a cui sarà regalato lo spray al peperoncino…

«Non entro nel merito e non raccolgo la provocazione sullo spray. Ribadisco, invece, che non siamo sicure quando usciamo da sole, per andare a lavorare, per rientrare a casa, per fare la spesa, per andare al cinema o al teatro, o semplicemente per fare una passeggiata. Il timore che un’aggressione nei nostri confronti possa trasformarsi nel peggiore affronto che una donna possa subire è concreto. Essere donne ci espone non solo al rischio di subire uno scippo, un’aggressione fisica, ma anche a quello di veder trasformare certi reati in qualcosa di più grave e oltraggioso. E questo non è accettabile, non è più tollerabile».

Ha in testa un’idea, una proposta diversa, magari da portare al tavolo della sicurezza della prefettura?

«Una soluzione immediata non esiste, ma è certo che il lavoro di tutti, istituzioni, associazioni, cittadini, politica, deve avere un unico fine, mettendo da parte polemiche e contrasti, per cercare di trovare una soluzione. Sono a disposizione per collaborare a tutte le iniziative che vadano in questa direzione. Una città vivibile è una città in cui le persone si sentono al sicuro, pur essendo estranee le une alle altre. E questo è possibile avendo luoghi illuminati, frequentati. Le storie di aggressioni in strada, che, come ho detto, se vedono vittime le donne, possono avere anche sfondo sessuale, accadono in genere dove la città non è più tale, dove è consolidato o si sta consolidando l’utilizzo e la percezione di spazi urbani “senza occhi”, zone franche. E, puntualmente, a rischiare di più sono le donne». 

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