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Grosseto

Stupratore seriale a Grosseto, una delle vittime: «Dagli occhi capivo che era capace di tutto»

Le scale che portano al parcheggio, qui è avvenuta l'aggressione
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Le scale che portano al parcheggio, qui è avvenuta l'aggressione

Il violentatore egiziano resta in carcere: è indagato per altre tre episodi analoghi. Ecco il racconto choc di una donna da lui aggredita

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GROSSETO. «Ho visto il vuoto nei suoi occhi, mi sembrava di essere in un film horror. Quello sguardo raccontava più di mille parole e di mille gesti. Ho pensato che con quel vuoto lì negli occhi, quel ragazzo sarebbe stato capace di tutto». Comincia così il racconto della collega della cinquantaduenne aggredita giovedì mattina,1° novembre, a due passi dal centro di Grosseto, vittima anche lei di un tentativo di aggressione. Ieri, sabato 3 novembre,  nel carcere di via Saffi, il giudice per le indagini preliminari Marco Mezzaluna ha convalidato il fermo di Mohamed Ismail Kamel Elsisi, il ragazzo egiziano di 21 anni accusato di violenza sessuale e lesioni personali nei confronti di una donna di 52 anni che stava andando al lavoro.

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«Il giovane indagato emerge come stupratore seriale», scrive il giudice nell’ordinanza, richiamando altri episodi dei quali il ventunenne è accusato: tre tentativi di violenza identici a quello successo giovedì mattina per i quali, pochi giorni fa, Elsisi è stato raggiunto dall’avviso di fine indagini e un’altra denuncia presentata per due tentativi di aggressione ai danni di altrettante colleghe della donna.

Due episodi che risalgono al 21 ottobre che sono avvenuti nello stesso posto nel quale la cinquantaduenne è stata scaraventata per terra dopo essere stata colpita con due pugni in faccia, «due cazzotti a freddo - scrive il gip - che hanno provocato gravi lesioni alla donna», che è tuttora ricoverata all’ospedale di Grosseto da dove sarà trasferita al Cto appena l’ematoma alla testa sarà riassorbito.

Laureata in psicologia, la collega della cinquantaduenne è di pochi anni più grande. «Lo sguardo di quel ragazzo non lo scorderò mai - dice la donna - Con quello che ha fatto ha sovvertito tutto ciò che noi abbiamo studiato e letto sui manuali: che gli esibizionisti non vanno oltre quella pulsione. Quello che è successo alla mia collega è una delle cose peggiori che possa capitare nella vita di una donna. È una cosa orribile ma era già stata annunciata e poteva essere evitata».

Il ricordo della donna va al 21 ottobre quando, alla fine del turno di notte, ha visto arrivare la collega che le avrebbe dato il cambio, trafelata. «Correva, scappava da qualcuno - dice - quando è arrivata davanti alla porta ci si è scaraventata contro terrorizzata, dicendomi che era stata inseguita da un ragazzo». L’orario era lo stesso dell’aggressione di giovedì mattina. E anche allora, era festa. «Era domenica - ricorda - e prima delle sette, in quella parte del centro, non c’è nessuno. Fino a una decina di anni fa avevamo il permesso per entrare con l’auto fino alla struttura dove lavoriamo ma poi le cose sono cambiate e quindi utilizziamo tutte quel parcheggio, quello a ridosso delle Mura».

La donna aveva finito il turno ed era arrivata alla sua auto quando aveva visto quel ragazzo andarle incontro. «Era vicino alla mia auto e girava intorno - dice - con movimenti lenti, strani. Aveva il cappuccio in testa, le mani in tasca e si stava toccando. Quando ormai ero già nell’abitacolo, in un attimo ha aperto la portiera dal lato del passeggero e ha provato a salire infilando un piede e la gamba nell’auto. Ho temuto che riuscisse a prendere in mano il volante quindi ho messo in moto, ho pigiato sull’acceleratore e sono partita». Il ragazzo ha perso l’equilibrio ed è caduto per terra, la donna è fuggita, si è fermata al bar dove fa abitualmente colazione e ha dato l’allarme.

Gli uomini della polizia municipale avevano raccolto il racconto della donna ed erano cominciate le indagini. «Il padre dell’altra collega che il 21 ottobre è riuscita a sfuggire all’aggressione - dice - ha detto di averlo visto più volte nei pressi del parcheggio, mentre si masturbava. Eravamo convinte che si trattasse di un esibizionista».

L’epilogo della vicenda, come ha scritto il giudice del tribunale di Grosseto, avviene al pronto soccorso dell’ospedale di Grosseto, dove vittima e aggressore si ritrovano uno di fronte all’altra: la donna ha riconosciuto il ragazzo al quale aveva strappato pochi minuti prima un pezzo di lingua con un morso, per liberarsi da quella violenza cieca, scoppiata all’improvviso. Con lei c ’era anche l’altra collega, quella che era stata inseguita fino al posto di lavoro, che ha riconosciuto il ventunenne come l’uomo che quella mattina, sempre sulle scalette che dal vallo degli Arcieri portano a via Saffi, aveva cercato di aggredirla. «Il mio unico pensiero - dice ancora - va alla mia collega. È una donna forte, ma quello che le è successo è orribile, è davvero una delle situazioni peggiori che possa capitare nella vita di una donna. Le faremo sentire tutto il nostro affetto, sperando che possa superare tutto».

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