Il Tirreno

Grosseto

Adolescenti in coma etilico al party Una mamma interviene nel dibattito 

Per i nostri figli servono spazi di socialità positiva

PAOLA TAMANTI

LA LETTERADue ragazzini in coma etilico a una festa di Halloween: i genitori si interrogano. Nel dibattito aperto dal Tirreno un nuovo intervento. Colgo l’occasione della lettera aperta di Enrico...

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LA LETTERA

Due ragazzini in coma etilico a una festa di Halloween: i genitori si interrogano. Nel dibattito aperto dal Tirreno un nuovo intervento.

Colgo l’occasione della lettera aperta di Enrico Pizzi, per continuare una riflessione su un tema che ci sta a cuore. Gli eventi sulla festa di Halloween che si è svolta a Principina devono essere un’occasione per riflettere sui nostri ragazzi e su quello che viene loro offerto.

Gli adolescenti sono inconsapevoli, amanti della trasgressione, incapaci di pensare alle conseguenze delle loro azioni. E i genitori sanno che devono stare attenti alla loro vita educativa fin da quando sono piccoli. Spesso il nostro sforzo educativo è concentrato nei primi anni di vita dei figli, ci trasformiamo in tassisti per portarli nei luoghi dei vari impegni che abbiamo organizzato per loro: sport, musica, corsi di inglese...

Quando il pomeriggio è libero, e i genitori lavorano, ci sono i nonni a occuparsi di loro, amorevoli e disponibili ad accompagnarli ovunque. Poi, a un certo punto, tutto questo inizia a sfumare, a cambiare. Ci accorgiamo che sono diventati grandi e indipendenti.

Escono da soli e cosa trovano fuori? Niente. Pizzerie al taglio, paninoteche, cinema, ma non c’è altro per passare il tempo in compagnia. Pensate a una domenica pomeriggio piovosa. C’era poco negli anni Ottanta, e ora c’è anche meno. Sparita l’offerta dei centri religiosi, inesistente un cartellone teatrale pomeridiano dedicato ai giovani, introvabili eventi sui temi che interessano, la possibilità di ascoltare musica, di ballare. Se hanno la patente, migrano in massa per sagre dove, con un po’ di fortuna, magari si può assistere a rappresentazioni, rari camei però fuori dalla portata logistica dei quattordicenni o sedicenni. Mi pare che uno solo sia il locale a loro dedicato, nato dalla brillante intuizione di un gruppo di ragazzi che hanno fatto della loro passione sui fumetti un lavoro.

Feste in casa? Difficile dire di sì, perché esponiamo i nostri asettici appartamenti alla giovanile furia irrispettosa. E allora cosa resta? Le feste scatenate e alcoliche che costituiscono una novità, una rottura con la noiosa routine della provincia e che non si possono non frequentare perché sono “l’evento”, il luogo solo loro, non istituzionalizzato dove stare insieme.

Penso che il patto tra famiglie, istituzioni scolastiche, religiose e civili non possa essere semplicemente l’anelito a un impegno teorico, astratto, perché a ben poco servirebbe. Se avessero una vasta gamma di offerte, di iniziative interessanti, i discorsi non sarebbero più necessari, le raccomandazioni superate da un divertimento che è nutrimento dell’anima. Quando si parla di adolescenti, gli argomenti vanno alle dipendenze, di tutti i tipi, alle crisi. Ora è il momento di affrontare un altro grande vuoto: quello del loro tempo libero che, con un po’ di fantasia e poca spesa dovrebbe diventare la vera sfida degli adulti.

La proposta: un tavolo di lavoro fra Comune, chiesa, scuole, ragazzi e genitori per individuare le richieste e iniziare un percorso di offerta ai giovani. Serve solo un po’ di buona volontà. —

PAOLA TAMANTI



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