La protesta
Alluvione, 52 anni dopo si lavora per il fiume sicuro
Nel 1966 la disastrosa piena dell’Ombrone: il Consorzio di Bonifica in Regione a concordare nuovi interventi per limitare il rischio esondazioni
GROSSETO. Il 4 novembre in Maremma cade spesso in una giornata senza sole, grigia, bagnata. Come oggi. E la ricorrenza, in questi casi, diventa più potente. Per chi allora, nel 1966, era adulto e viveva a Grosseto, per chi era già in grado di capire e ricordare, per chi l’alluvione l’ha vissuta dai racconti e ne ha constatato le tragiche conseguenze attraverso immagini, pubblicazioni, cronache dell’epoca.
Sono trascorsi 52 anni da quando la città (e gran parte della Maremma), dopo incessanti piogge, si ritrovò sommersa dall’acqua. L’Ombrone straripò al mattino, rompendo gli argini nella zona del Berrettino, tra via de’ Barberi e l’Aurelia, a sud dell’abitato. Il fiume, fino al giorno prima rintanato nel suo letto, uscì e venne a trovare Grosseto. Era già successo altre volte. L’ultima una ventina di anni prima, il 2 novembre 1944. Allora l’alluvione aveva colpito una città già provata e distrutta dai bombardamenti, dei quali in qualche modo completò l’opera.
Nell’ultimo mezzo secolo gli amministratori hanno cercato di avviare un percorso per trasformare il fiume da motivo di preoccupazione in un patrimonio ambientale e paesaggistico, un’attrazione turistica. Ne è riprova il nuovo ponte che verrà inaugurato nel 2019. L’impegno è stato costante, così come gli interventi di messa in sicurezza. «Inutile nasconderlo – attacca il presidente del Consorzio di Bonifica Fabio Bellacchi – esiste una necessità imprescindibile di destinare risorse regionali e nazionali per interventi di prevenzione rispetto al rischio di nuove esondazioni, opere per contenere la portata del fiume in piena, a garanzia di una gestione più efficace degli episodi di maltempo. Cosa che stiamo facendo anche in questo periodo».
Ma qual è la situazione odierna dell’Ombrone? «Il tratto che scorre tra Paganico e la foce – risponde Bellacchi – è in sicurezza, sotto controllo, grazie ai lavori fatti negli ultimi anni. Più a monte, invece, c’è bisogno di ulteriori interventi. Abbiamo in programma una riunione proprio luedì 5 novembre con il governatore Enrico Rossi. Il problema principale, in questi anni, è stato l’accumulo di ghiaia, di pietrisco, di tronchi, le cosiddette isole. Fanno alzare il livello del letto, riducono progressivamente gli apporti solidi al mare, innescano fenomeni di erosione delle sponde e poi delle spiagge. Abbiamo in programma otto diversi cantieri per scavare la ghiaia, tra cui quello più complesso proprio a Monte Antico dove si prevede un investimento da 500mila euro, oltre alla cessione della ghiaia». Stesse considerazioni fatte un mese fa dal professor Pierluigi Aminti che, a proposito di erosione costiera, assegnava alle alterazioni del ciclo dei sedimenti del bacino fluviale dell’Ombrone la responsabilità dei cambiamenti della morfologia della spiaggia emersa e sommersa ad Alberese e Principina.
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L’altro tema di stretta attualità è quello degli invasi. «Il nostro territorio, la Maremma, è a forte vocazione agricola e risulta, in Toscana quello con il maggior bisogno di irrigazione. Per questo abbiamo predisposto diversi progetti (due recentemente finanziati, uno sul diversivo, a Cernaia, l’altro ad Alberese) per la realizzazione di laghetti a servizio delle attività agricole. Si tratta di piccoli invasi, da non confondere con quelli a suo tempo pensati per rallentare il corso dell’Ombrone, nel tratto a monte». —
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