Gioco
Famiglie, scuola e istituzioni «Il futuro dei figli dipende da noi»
la letteraMia figlia c’era. Partiamo da qui, dal fatto che per una volta mi tolgo la giacca da cronista e indosso quella da genitore, anche su queste pagine. Mercoledì sera, nel salone del Casale...
la lettera
Mia figlia c’era. Partiamo da qui, dal fatto che per una volta mi tolgo la giacca da cronista e indosso quella da genitore, anche su queste pagine. Mercoledì sera, nel salone del Casale Santo Stefano, alla festa del liceo classico, mia figlia c’era, insieme agli altri 300 ragazzi. E già lo scorso anno aveva partecipato alla sua prima festa del liceo classico. Quello che è successo mercoledì sera non è cosa nuova, ma non per questo è cosa meno grave.
Si può solo dire, con il senno di poi, che sarebbe potuto andare peggio. Ma questo non consola.
Proviamo, però, a trasformare quanto è accaduto in un’occasione per ragionare, per riflettere.
Mercoledì sera invece di andare a prendere mia figlia alla festa, ormai interrotta, mi sarebbe potuto toccare di andare con lei al pronto soccorso: chi, tra noi genitori, può mettere la mano sul fuoco ed escludere che i propri figli bevano o fumino? Non sta a me fare la morale ad alcuno. Certo che a più riprese, e già dopo la festa dello scorso anno, mi sono chiesto se sia opportuno che qualche centinaio di ragazzi e ragazze tra i 14 e i 18 anni partecipi a una festa priva di ogni minimo controllo, se non quello degli stessi organizzatori: sono 18enni, sì, ma, di fatto, quanto sono realmente consapevoli e capaci della responsabilità che si assumono?
Sarei tentato di dire tanti no alle plurime richieste che mi arrivano, come genitore. Qualche volta mi trovo “costretto” a cedere, accompagnando il sì con una lunga lista di raccomandazioni che, spero servano a qualcosa e non siano solo un modo per sentire un po’ meno la frustrazione di genitore incapace di dire no, pur sapendo che sarebbe meglio. Difficile mantenere un giusto equilibrio tra il proibire e il consentire ai ragazzi di fare le loro esperienze. Credo sia esperienza comune di ogni genitore. Più ci penso e più mi rendo conto che di fronte a fatti come quelli di mercoledì (e non mi riferisco solo ai due ragazzini finiti al pronto soccorso) occorra una reazione. Mi interessa, da genitore e da cittadino, che tutti coloro che hanno a che fare con i ragazzi – a partire da noi genitori – inizino a riflettere sulla necessità di remare tutti nella stessa direzione.
Non conosco la soluzione, ma mi viene in mente una parola, ed è “alleanza”. Credo che ci sia bisogno di rifondare un’alleanza educativa tra più soggetti – le famiglie, la scuola, la chiesa, le istituzioni – dove ciascuno fa la propria parte senza deleghe e nel rispetto delle funzioni e dei ruoli di ciascuno, troppo spesso sacrificati a esigenze altre, perdendo di vista il bene dei ragazzi. Credo ci sia bisogno di un lavoro culturale al quale tutti riconoscano lo stesso valore, al di là delle reciproche idee e convinzioni. Forse non cambierà nulla, ma rinunciare a provarci mi pare colpevole nei confronti del presente e del futuro dei nostri figli. —
ENRICO PIZZI
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