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«Il porto non è sicuro» Petizione all’isola del Giglio
Nel mirino i recenti interventi per la protezione. In due giorni raccolte mille firme
Una petizione per mettere in sicurezza il porto del Giglio è stata avviata domenica 28 ottobre, quando l’isola già dal giorno prima soffriva la forza di una devastante mareggiata. In due giorni si sono raccolte oltre mille firme. L’eccezionale maltempo ha messo in evidenza le carenze delle opere realizzate di recente a protezione del porto e che molti gigliesi definiscono inutili, finanche dannosi.
«Nella petizione – spiega Alvaro Andolfi, gigliese, uno dei promotori della raccolta firme – si evidenziano problemi noti da anni e altri accentuati dai lavori più recenti al molo rosso. I gigliesi in questo momento provano un senso di impotenza misto a rabbia. Il ministero delle Infrastrutture, il Provveditorato alle opere marittime e anche la neonata Autorità portuale sono a conoscenza delle criticità del nostro porto, ma adesso è necessario che gli impegni presi si trasformino con urgenza in atti concreti». Ma cosa chiedono i gigliesi, esattamente?
«Manca – prosegue Andolfi – la scogliera frangiflutto nella parte terminale esterna del molo rosso e questo consente la formazione di onde così violente che scavalcano completamente la struttura e provocano, come accaduto lunedì, seri danni anche alla parte interna. Inoltre la mancanza di scogli sulla sommità della diga foranea, il cosiddetto “riccio”, innesca, secondo gli esperti, l’innalzamento di onde anomale che entrano in porto invece di frangersi sulle rocce».
I firmatari non hanno la presunzione di sostituirsi agli ingegneri o alle parti in causa, ma presentano fatti e situazioni che determinano emergenze sempre più frequenti.
Al porto, negli ultimi anni, è stato rifatto il molo sopra flutto (molo rosso) che avrebbe dovuto migliorare la sicurezza degli ormeggi. Purtroppo non è andata proprio così. Molti problemi sono ancora da risolvere e secondo alcuni, a suo tempo, sarebbe stato opportuno investire sulle opere di protezione, come il “riccio”, piuttosto che rifare la passeggiata.
«Le prime avvisaglie di una situazione che è peggiorata – dice ancora Andolfi – le abbiamo avute con il rifacimento del pontile di attracco dei traghetti. Da un pontile su pali si è passati a un pontile chiuso, un parallelepipedo di cemento armato all’interno del porto che è colpito da tutti i venti del primo quadrante e crea una barriera dove il mare va a cozzare e si ingrossa. Le navi hanno più difficoltà di prima e soffrono anche le imbarcazioni ormeggiate nello specchio d’acqua comunale». L’area di fronte al faro non ha più una scogliera a proteggerla (il “riccio”) e con lo scirocco il mare ci si infrange contro ed entra nel porto creando un’onda irrequieta che sbatte nei pontili galleggianti e incontra la banchina tra la radice del molo e la biglietteria Toremar. Gli effetti sono evidenti: domenica e lunedì i soffioni hanno spinto l’acqua nell’area destinata a mercato.
La situazione non è migliore nella parte interessata dai lavori. Due giorni fa la spiaggia è stata quasi tutta risucchiata dal mare e la stessa situazione si è creata nella darsenetta di fronte all’Agenzia Brandaglia. «L’ultimo tratto del molo verde, rifatto completamente crea una risacca indescrivibile, l’onda sbatte nel tratto di banchina vuota internamente e tornando indietro sale sul molo. In due parole: il porto non è sicuro», conclude. —
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