La manifestazione
«Accompagnata al cancello perché non servivo più»
il raccontoIl licenziamento è arrivato martedì «senza preavviso», racconta l’ormai ex dipendente di Sumiriko Italy che fino a quel giorno aveva lavorato come segretaria in amministrazione. La donna,...
il racconto
Il licenziamento è arrivato martedì «senza preavviso», racconta l’ormai ex dipendente di Sumiriko Italy che fino a quel giorno aveva lavorato come segretaria in amministrazione.
La donna, che ha scelto di rimanere anonima, ha raccontato al Tirreno la sua esperienza: «Mi hanno detto che il mio ruolo era soppresso e che non servivo più, quindi mi hanno fatto riconsegnare le chiavi e il badge e mi hanno accompagnata al cancello, come se fossi una delinquente. Non ho avuto neanche modo di prendere le mie cose nel cassetto».
La donna, che da 16 anni e 2 mesi era impiegata nell’azienda della Botte, solo pochi mesi fa aveva ricevuto una lettera di richiamo: «La lettera, assurda a mio parere, è arrivata ad ottobre – racconta – Utilizzavo un programma sul computer con il quale dovevo inserire i certificati medici dei dipendenti e via via li salvavo. Sembrava funzionare e invece, dopo del tempo, ci siamo accorti che non aveva salvato alcun certificato. Mi hanno quindi presentato questa lettera di richiamo, a mio parere pretestuosa».
La donna in seguito al richiamo ha inviato una lettera all’azienda: «Ho presentato una risposta il 5 ottobre – dice – Alcuni giorni dopo mi hanno detto che sarei stata sospesa per un giorno e che mi avrebbero fatto pagare il danno fatto dall’azienda per colpa del mancato salvataggio dei certificati. Da lì non ho più saputo nulla e martedì mi hanno comunicato il licenziamento».
La motivazione del licenziamento sarebbe la soppressione del posto di lavoro. La donna adesso si è rivolta alla Cisl nella speranza di riottenere il suo impiego: «Tornerei subito – dice – anche se mi rendo conto che potrebbe essere un ambiente ostile. Voglio lavorare come ho sempre fatto». La ex dipendente Sumiriko racconta di un clima pesante all’interno dell’azienda: «Me ne sono accorta tardi, parlando con alcuni colleghi, ma poi è stato lampante. L’azienda oggi è in perdita e sono iniziate ad arrivare le lettere di richiamo». «Negli ultimi otto anni sono andata al lavoro con la febbre, con le calcificazioni alle spalle tanto che nono potevo quasi muovermi dal dolore – continua – Qui non guardano in faccia nessuno e non tengono neanche conto di come si è comportato un dipendente negli anni. Inoltre – conclude la donna – ho sofferto di insonnia per sei mesi e, nonostante questo, non ho fatto un solo giorno di malattia. Il mio ultimo certificato risale al 2012». — G.S.
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